Statistiche, flussi, rilevazioni, bandi per progettare, tavoli di consultazione, ideologie dure a morire, ambizione sfrenata, fondi in arrivo per una Milano che ogni giorno, comunque, squaderna un declino visibile per chi “sente” la città.
E il reale pone all’ordine del giorno numerose saracinesche abbassate irrimediabilmente, attività produttive ferme, negozi storici chiusi, scioperi di lavoratori, mezzi pubblici insufficienti e insicuri e persino uno dei simboli più iconici il grattacielo Scheggia di Coima che svetta tra Gae Aulenti e Gioia non è mai entrato completamente in attività ed i suoi uffici sono in gran parte ancora vuoti.
Sicuramente il Covid ha molte colpe ma è anche un segnale di come le grandi multinazionali abbiamo ripensato ai modelli di lavoro lasciando sempre più spazio allo smartworking piuttosto che al lavoro in presenza. Il lavoro da remoto ha inciso negativamente sulle attività dei bar, dei ristoranti e sul “ritmo”, sulla vivacità, sulla vita sociale di questa città. Ma l’ansia il fervore con cui Sala apriva le porte alle multinazionali e puntava a quel “modello” di internazionalizzazione mostra, oggi, i sui limiti nei confronti di una comunità complessa, in parte emarginata senza rimedio. E l’esempio di Starbuck’s delle ultime settimane è lampante. L’azienda ha chiuso il bar di Piazza Cordusio sì per il Covid, ma la vera difficoltà sta nell’amore mai sbocciato dei milanesi con il Frappuccino.
Stadio sì, stadio no è stata semplicemente un perdere due anni, un tempo infinito che rischia la non fattibilità del nuovo in tempo utile. E la criminalità che soffoca questa Milano che vorrebbe essere innovativa, ma non sa neppure governare l’esistente. Non prendiamoci in giro: non sarà il tanto auspicato turismo a salvarla, mentre la povertà aumenta a dismisura.

Soggettista e sceneggiatrice di fumetti, editore negli anni settanta, autore di libri, racconti e fiabe, fondatore di Associazione onlus per anziani, da dieci anni caporedattore di Milano Post. Interessi: politica, cultura, Arte, Vecchia Milano
Purtroppo ad una certa età si diventa catastrofisti e si vorrebbe fermare il tempo. Per questo si bolla come declino ogni cambiamento.
(Ps. Starbucks Cordusio non chiude)