Inchiesta urbanistica su Torre Milano: chieste otto condanne e la confisca del grattacielo

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Il pubblico ministero di Milano ha formulato richieste di condanna fino a due anni e quattro mesi di arresto nell’ambito del processo sul grattacielo Torre Milano di via Stresa. Oltre alle pene detentive, la procura ha avanzato la richiesta di confisca dell’intera struttura, un provvedimento che potrebbe diventare effettivo in caso di condanna definitiva.

Queste istanze, presentate dalla pm Marina Petruzzella, riguardano i reati contestati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva e rappresentano le prime conclusioni della Procura in uno dei numerosi filoni investigativi che stanno interessando la gestione urbanistica della città. Nello specifico, la pm ha chiesto due anni e quattro mesi di arresto e 50.000 euro di ammenda per Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio. Le medesime richieste di condanna sono state avanzate, tra gli altri, anche per i costruttori Stefano e Carlo Rusconi.

La protesta delle famiglie: “Basta politica muta, la confisca è un’ingiustizia”

La prospettiva del sequestro dell’immobile ha scatenato la dura reazione del comitato Famiglie Sospese. Filippo Borsellino, portavoce del gruppo che riunisce i proprietari degli appartamenti nel grattacielo di 24 piani in zona Maggiolina, ha espresso profonda amarezza per l’evolversi della vicenda giudiziaria.

Facciamo fatica a vedere della giustizia in questa richiesta di confisca. Che giustizia ci può essere nell’andare a confiscare una casa di chi ha fatto le cose per bene? Che giustizia ci può essere nell’andare a confiscare una casa di chi ogni mese paga regolarmente il mutuo? E ancora, che giustizia ci può essere nell’andare a confiscare una casa a chi ha investito i risparmi di una vita intera, fidandosi delle istituzioni e di permessi che lo Stato stesso aveva rilasciato?”.

Borsellino punta il dito anche contro l’inerzia delle istituzioni: “In tutto questo la politica è silente, muta. Incapace di prendere iniziative, lascia famiglie e imprese in una situazione di sospensione intollerabile. Milano, nel frattempo, scivola in uno stato di degrado continuo: gli oltre 150 cantieri bloccati si trasformano in ‘buchi neri’ cittadini. Luoghi che dovevano essere simboli di rigenerazione urbana sono oggi ferite aperte, aree abbandonate che diventano inevitabilmente ricettacolo di microcriminalità e insicurezza”.

Secondo il comitato, l’unica via d’uscita rimane un intervento normativo a livello centrale. “L’unica soluzione possibile è un intervento legislativo nazionale chiaro e immediato. Ogni giorno riceviamo messaggi carichi di disperazione: padri e madri che non dormono la notte, consumati dall’angoscia di non poter dare certezze ai propri figli e dal terrore di vedersi sottrarre, da un giorno all’altro, il frutto di anni di sacrifici. È un logoramento psicologico che sta distruggendo la salute di centinaia di persone. Solo una legge nazionale può fare ordine nell’incertezza normativa attuale, tutelare chi ha acquistato in buona fede e impedire che Milano diventi una città di scheletri di cemento e famiglie perbene sfrattate”, ha concluso Borsellino.

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