Milano e il vulnus dei 36 mila gradini: se l’accessibilità rimane un miraggio

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Mai come oggi credo sia indispensabile dare reale concretezza ad un welfare sociale che sia funzionale al diritto alla vita indipendente delle persone con disabilità.
Sono giunto a questa conclusione richiamando la Convenzione Onu, perché i bisogni della disabilità lasciano spazio ai diritti della disabilità, a tutt’oggi ancora nominati, in quanto non negoziabili.
La succitata Convenzione è attuale ed è però difficile applicarne i dettami, attuandoli appunto.
Il Comune di Milano sta portando avanti alcuni progetti che promuovono una mobilità urbana sostenibile, sicura ed inclusiva: il più importante di questi ha come partner l’attività di Amat; trattasi di un’iniziativa che è diventata un progetto pilota in cui sono stati coinvolti cittadini e vari attori sociali per progettare e pianificare gli interventi mirati a mappare le infrastrutture per la mobilità pedonale e la presenza di barriere architettoniche, affinché si creasse un concept di riqualificazione e valorizzazione dell’asse urbano.
Tale progetto, chiamato Elaborator e finanziato dal programma Horizon dell’Unione Europea, volto a diffondere la mobilità urbana sostenibile è iniziato, in collaborazione con il Settore Mobilità del Comune di Milano, nel 2023 e si concluderà a novembre 2026.
Si sono generati nuovi servizi, si sono analizzati i requisiti e le opinioni degli utenti: adesso è il momento di condividere dati reali per politiche e piani futuri attraverso linee guida dettagliate.
Anche la Consulta della Disabilità aveva lanciato a gennaio 2025 un sondaggio per valutare le esigenze quali fossero le barriere architettoniche più frequenti e presenti negli spazi pubblici.
Molte sono le barriere fisiche presenti ad oggi, mentre, permangono purtroppo evidenti barriere culturali. Perché è importante capire quanto sia importante la mentalità dell’agire degli amministratori locali.
Mentre il Progetto Elaborator è in corso e mentre stanno per iniziare le Paralimpiadi invernali 2026, l’appuntamento olimpico del 2026 è stato un viatico per avvicinare la città di Milano ad un modello.
Un modello accogliente, vivibile, totalmente accessibile, più giusto e più sicuro: a piccoli passi sono stati realizzati degli interventi, ma ritengo non siano sufficienti, nonostante le Olimpiadi e le Paralimpiadi 2026 siano state uno sprone al riguardo come ha dichiarato l’Assessora Comunale competente alla partita.
Le persone con disabilità sono la più grande minoranza del mondo, considerato che rappresentano il 20% della popolazione, ma il lavoro da fare è enorme.
Infatti, va garantita una mobilità accessibile a tutti, perché la libertà di movimento è un diritto costituzionalmente garantito.
Lo stato dell’arte della viabilità milanese è un vulnus da risolvere: sono stati mappati 36 mila gradini negli attraversamenti pedonali, cioè marciapiedi senza scivoli per un totale di 15 mila attraversamenti in città.
Molti passaggi pedonali hanno gradini tra marciapiede e strada.
Se non ci sono rampe o scivoli, diventano una barriera architettonica.
Per persone in sedia a rotelle, con passeggini o mobilità ridotta possono essere difficili od impossibili da superare.
L’obiettivo è renderli accessibili od eliminarli nei prossimi anni, ma il presente della città di Milano è adesso.
Adesso ed ora appunto.
Trentasei mila gradini a Milano non sono un monumento, non sono una scala famosa e/o popolare. Sono invece dei dati reali di Milano, sono inoltre questioni irrisolte in città.
Rendere una città totalmente vivibile significa avere partecipazione politica ed attiva da parte di tutti, senza spazi e luoghi escludenti ad esempio.
L’accessibilità universale di una città è esclusivamente una questione di cultura, di rispetto e di educazione, ma anche di equità sociale e soprattutto di civiltà.
Tutto ciò vale per tutto il territorio urbano, non solo per gli itinerari olimpici; tra sicurezza pedonale e sicurezza stradale per esempio occorre ridefinire gli spazi urbani, occorre governare al meglio l’offerta dei servizi condivisi, utilizzando strumenti intelligenti di controllo ed integrando modalità di trasporto attive e sostenibili per tutti.
L’ascolto attivo dei cittadini residenti è sempre fondamentale per supportare fattivamente le decisioni degli amministratori locali che devono altresì tentare di soddisfare le esigenze dei cittadini residenti in una città non più a misura d’uomo bensì a misura di city users e big spender.
Occorre focalizzarsi sui diritti umani e civili per gestire il presente e salvaguardare il futuro di Milano, una città che in passato è sempre stata la casa dei diritti in quanto tali: pari opportunità per tutti e tutte, diritto alla cultura per tutti, libertà e diritto allo svago per tutti.
Non è infatti fuori moda richiamare l’attenzione sul diritto al divertimento per tutti, tra qualità del tempo e qualità della quotidianità in una città dove l’unica venue verticalmente accessibile sia l’Arena Santa Giulia.

Gabriele Motta

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