Dalle tribune ghiacciate di settant’anni fa al palcoscenico dell’Arena di Verona: la storia dell’ex tenente colonnello che a 89 anni torna protagonista dei Giochi.
A 89 anni, Mario sente ancora sulla pelle il freddo pungente di Cortina d’Ampezzo dell’inverno 1956. È un ricordo indelebile, nonostante una vita che lo ha portato lontano dall’Italia per quasi trent’anni, servendo come tenente colonnello della US Army tra i deserti del Texas e i panorami della Carolina del Nord. Oggi Mario vive a Verona, la città che chiama casa, e si prepara a chiudere un cerchio lungo sette decenni.
Il 22 febbraio 2026, Mario tornerà ai Giochi Invernali come volontario per la cerimonia di chiusura di Milano Cortina 2026. All’Arena di Verona, sarà uno dei circa 160 volontari coinvolti nel grande spettacolo collettivo prodotto da Filmmaster, annullando ogni distanza tra i suoi ricordi di gioventù e il presente.
1956: una stanza senza riscaldamento per un sogno
Il viaggio di Mario inizia nel 1956, in un’Italia che cercava il riscatto mondiale attraverso lo sport. All’epoca era uno studente di diciannove anni, spinto a Cortina dalla pura curiosità.
“Gli alberghi erano tutti pieni e i prezzi proibitivi”, ricorda l’ex ufficiale. “Finì che affittai una stanza da un abitante del posto: non c’era riscaldamento e si gelava, ma non importava. Ero a Cortina, guardavo il pattinaggio e respiravo l’atmosfera di un evento che sentivo sarebbe rimasto nella storia”. Quell’esperienza fu la scintilla che accese una vita di avventure internazionali.
La chiamata della Regina delle Dolomiti
Dopo una prestigiosa carriera militare tra America ed Europa, Mario non ha esitato a rispondere nuovamente alla chiamata olimpica. “Quando ho saputo che i Giochi tornavano in Italia, sono stato felice. Partecipare è un’occasione più unica che rara; mi spinge ancora la voglia di avventura”, spiega con entusiasmo.
Il cerchio che si chiude
Per Mario, prestare servizio alla cerimonia finale del 2026 non è solo un impegno civile, ma un atto d’amore verso le proprie radici. Nonostante i decenni trascorsi negli Stati Uniti, il legame con l’Italia è rimasto intatto.
“Ho prestato servizio militare in Italia prima di essere accettato all’Accademia Aeronautica; quegli anni di gioventù sono stati formativi, nulla può sostituirli”, confida. “Dopo tanto tempo negli States mi sento comunque profondamente italiano, non c’è nulla da fare”. A Verona, tra le luci della cerimonia, Mario dimostrerà che lo spirito olimpico non ha età.
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