Nel clima elettrico che precede il referendum sulla giustizia, l’avvocato Fedele Moretti, coordinatore dell’Organismo Congressuale Forense (che rappresenta l’avvocatura italiana), ha deciso di scendere in campo per quella che definisce senza mezzi termini una missione di trasparenza. L’obiettivo è ambizioso: ripulire il dibattito dalle “fake news” e restituire ai cittadini un’analisi tecnica e onesta della legge Nordio.
«Vogliamo fare un’operazione di trasparenza e verità», esordisce Moretti, in un’intervista a Libero, sottolineando come la riforma non debba essere considerata una bandiera partitica. «La riforma non ha colore politico, non è né di destra né di sinistra», spiega l’avvocato, ricordando come temi analoghi fossero presenti persino nei programmi del governo D’Alema e del PD. L’intento, dunque, non è colpire le toghe, ma attuare finalmente il dettato costituzionale: «Non è una riforma contro la magistratura, ma al contrario è finalizzata ad attuare l’articolo 111 della Costituzione che stabilisce come il processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale».
Uno dei punti più dibattuti riguarda la separazione delle carriere, spesso confusa con quella delle funzioni. Secondo Moretti, la distinzione attuale è insufficiente a garantire un sistema realmente accusatorio: «Dal punto di vista tecnico esiste la separazione delle funzioni, ma la separazione delle carriere non è ancora attuata». Senza questo passaggio, la figura del giudice non potrà mai essere pienamente distinta da quella dell’accusa.
Di fronte ai timori di chi vede nel pubblico ministero un futuro “impiegato” del governo, Moretti risponde con i testi di legge alla mano, ricordando che l’indipendenza resta garantita e i nuovi CSM sarebbero presieduti dal Capo dello Stato. «Faccio fatica a comprendere come qualcuno possa sostenere che se vince il Sì il pm sarebbe controllato dal governo. Per fare ciò servirebbe una nuova modifica della Costituzione», chiarisce con fermezza.
L’avvocato non manca di rispondere con ironia a chi accusa la classe forense di aver scritto la riforma per proprio tornaconto: «Mi viene da fare una battuta: ma magari gli avvocati fossero una lobby così potente da poter incidere nella stesura di una riforma costituzionale!». Al contrario, rivendica il ruolo sociale della categoria, che non può restare in silenzio quando sono in gioco i diritti dei cittadini.
Mentre i sondaggi indicano un vantaggio del “Sì” di ben 18 punti, la sfida resta comunicativa. Pur ammettendo che la materia sia ostica, Moretti è convinto che si possa spiegare tutto con semplicità, a patto di mantenere la correttezza nel confronto: «Il problema però è avere onestà intellettuale».
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