Sgombero a palazzo Dugnani: blitz coordinato tra polizia e vigili

Milano

Intervento congiunto tra il Biolab e le serre del parco. Enrico Pluda (Agiamo): «Situazione migliorata, ma manteniamo alta l’attenzione»

Le pattuglie della polizia locale e le volanti della questura hanno attraversato i sentieri dei Giardini Montanelli puntando verso Palazzo Dugnani, la prestigiosa residenza del XVII secolo che si affaccia su via Manin. L’incursione, avvenuta nella mattinata di venerdì, è stata programmata nei minimi dettagli dagli agenti, che si sono mossi con decisione sulla scorta di diverse segnalazioni. I locali del Biolab e la serra Pluda erano diventati rifugi improvvisati: i vetri infranti offrivano infatti il varco necessario per occupare abusivamente gli spazi interni.

L’attività si è conclusa con l’allontanamento di circa dieci individui, tutti cittadini di origine nordafricana. Tale risultato è stato il frutto di una proficua sinergia tra i residenti, i rappresentanti del comitato Agiamo (Amici dei Giardini Montanelli) e le autorità, sotto la guida di Angelo De Simone, a capo del Commissariato Garibaldi-Venezia. Resta tuttavia irrisolto il nodo legato a questo gioiello architettonico del Comune di Milano, che giace in uno stato di semi-abbandono per gran parte dell’anno, fatta eccezione per la parentesi di Orticola o pochi altri appuntamenti. L’edificio rimane dunque vulnerabile al degrado e alle intrusioni. Palazzo Marino ha tentato una strada per il rilancio lo scorso maggio, proponendo una concessione di 33 anni.

Il progetto mirava a una completa riqualificazione, immaginando il palazzo come un nuovo polo per la cultura scientifica o un museo dedicato ai media. Il canone richiesto partiva da un milione e 630mila euro annui, a cui andavano sommati circa venti milioni di euro necessari per il restauro. Il bando prevedeva che queste spese venissero scalate dall’affitto, permettendo al concessionario di non versare la quota annuale per i primi dieci anni, destinando ogni risorsa al cantiere. Eppure, alla scadenza del 29 agosto, la gara è andata deserta. Probabilmente, l’entità economica dell’investimento è stata giudicata eccessiva dai potenziali interessati.

Un esito amaro per una delle proprietà più iconiche della città, che vanta interni di una bellezza straordinaria tipica del barocco milanese, con i soffitti impreziositi dalle opere di Ferdinando Porta e lo sfarzoso affresco del Tiepolo nella Sala da Ballo. La genesi di Palazzo Dugnani risale al Seicento con la famiglia Cavalchini; nel 1730 passò ai Casati, che gli diedero l’assetto architettonico attuale, per poi finire nel 1753 nelle mani dei Dugnani, che lo resero un centro culturale di eccellenza. Nel 1835, dopo la scomparsa di Teresa Dugnani, il conte Giovanni Vimercati ne divenne il proprietario, installandovi nel 1837 il suo museo naturalistico. Nel 1846 il Comune acquistò il tutto, istituendo qui la prima sede del Museo di Storia Naturale, poi spostato in corso Venezia. In seguito, la dimora ospitò la Scuola Manzoni fino al 1977 e il Museo del Cinema tra il 1985 e il 2009.

«Ringraziamo le forze dell’ordine intervenute per liberare le pertinenze di Palazzo Dugnani: la situazione, ai Giardini, è molto migliorata negli ultimi anni grazie a loro e al lavoro di Amsa e Nuir (il Nucleo interventi rapidi del Comune). Il gazebo in ferro battuto non viene più occupato e speriamo che anche questo punto critico sia risolto una volta per tutte. Continueremo a tenere alta l’attenzione», ha dichiarato a “Libero” Enrico Pluda, alla guida di Agiamo, associazione insignita dell’Ambrogino d’Oro. Riguardo al destino dell’immobile, Pluda ha aggiunto che «è immorale che un patrimonio così bello e importante sia abbandonato da tantissimi anni al degrado»

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