Gli Stati Uniti d’America sono usciti ufficialmente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS o WHO nell’acronimo inglese -. Questo in verità era già successo lo scorso anno, quando all’inizio del suo mandato il presidente Donald Trump, con uno dei molti ordini esecutivi firmati il primo giorno, lo aveva annunciato inaugurando il suo secondo mandato. Oggi quell’ordine è efficace. L’OMS è l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di salute e gli Stati Uniti per oltre 77 anni ne hanno fatto parte. Fin dalla sua fondazione gli Usa sono stati tra i maggiori finanziatori. E questo sembrerebbe per l’amministrazione Trump essere stato uno dei principali motivi a spingere gli americani a uscirne.
L’amministrazione Trump ha sostenuto l’uscita dall’agenzia a causa dell’altissima quota con cui gli Stati Uniti contribuivano al funzionamento dell’OMS. Tra le prime ragioni, il dipartimento della Salute accusa l’agenzia di aver portato avanti una cattiva gestione della situazione durante la pandemia da Covid-19, sostenendo che l’OMS abba ritardato la sua risposta nel dichiarare il Covid-19 come un’emergenza sanitaria globale.
La Casa Bianca rappresentata dal Segretario di Stato Marco Rubio e dal Segretario della salute, Robert F. Kennedy, Jr., ha così commentato: «Gli Stati Uniti continueranno a guidare il mondo nella sanità pubblica, salvando milioni di vite e proteggendo gli americani in patria impedendo alla minaccia di malattie infettive di raggiungere le nostre coste, promuovendo al contempo la sicurezza sanitaria globale attraverso partnership dirette, bilaterali e orientate ai risultati. Continueremo a lavorare con i Paesi e le istituzioni sanitarie di fiducia per condividere le migliori pratiche, rafforzare la preparazione e proteggere le nostre comunità attraverso un modello più mirato, trasparente ed efficace che fornisca risultati reali piuttosto che la gonfia e inefficiente burocrazia dell’Oms.»