A Sant’Ambrogio il Vescovo di Milano indica alcuni problemi e invita gli amministratori a “farsi avanti” e assumersi la responsabilità

Fabrizio c'è Milano
Ma ancora una volta Sala si autoassolve
Nel tradizionale discorso alla città  in occasione di Sant’Ambrogio il Vescovo Mario Delpini ha indicato come primo punto di un potenziale declino di Milano il malessere giovanile. ” Vedo panico, rabbia, fuga, violenza, solitudine. La Violenza diffusa, esplosione delle dipendenze che tutti vediamo ogni giorno a Milano e che  lascia intravedere una emergenza educativa e una scarsa presenza di valori e responsabilità non solo negli adolescenti e nei giovani ma anche in chi doveva allevarli ed educarli”
E sempre il vescovo Delpini nel suo bellissimo discorso ha tracciato la strada “per non far cadere la casa“: assumersi le responsabilità, fare il proprio dovere, “farsi avanti“. Cattolicesimo ambrosiano puro, fondato sulla solidarietà concreta e sul rimboccarsi le maniche.
E il Sindaco Sala nel complimentarsi per il discorso di Sant Ambrogio ha subito dichiarato alla stampa, con la modestia di sempre. che “farsi avanti” e prendersi le sue responsabilità è proprio che quello che lui fa sempre.
Qui proprio non ci siamo. Non so se è più grave che il Sindaco non capisca la gravità dei problemi di Milano  sollevati dal Vescovo (giovani, casa, salute, carceri) oppure la abitudine ad autoassolversi sempre e a scaricare la palla a qualcun altro.
Giusto la questione violenza giovanile e dipendenze offre l’immagine di un Sindaco che anziché “farsi avanti” per affrontare una emergenza si trincera nel dire che non è sua competenza.
Intendiamoci, sul contrasto  alla violenza giovanile le competenze sono certamente divise tra Ministero degli Interni, Giustizia, Comune sotto vari profili,  Regione.
Ma proprio per questo, un Sindaco responsabile dovrebbe convocare un tavolo a Palazzo Marino con tutti i soggetti coinvolti. Perché l’esplosione della violenza giovanile, del fenomeno dei “Maranza” può rovinare non solo l’immagine ma anche il futuro di Milano e delle sue nuove generazioni. E poi non è serio né milanese scansarsi dai problemi.
Pensiamo a quante leve dispone il Comune per reprimere gli atteggiamenti dei “maranza” nella metro e sui mezzi pubblici e nella movida selvaggia che Sala ha sempre giudicato un fenomeno fisiologico. Né si ricordano negli ultimi 10 anni iniziative prima di tutto culturali e formative contro lo spaccio e la diffusione delle droghe.  E Beppe Sala può forse smentire che oggi è più difficile fare sport in periferia senza ricorrere a costosi circoli o palestre private? Né le cose cambiano per doposcuola, corsi di formazione e attività culturali e musicali.
Ripeto, siamo di fronte a problemi complessi,  che coinvolgono famiglie, scuole e una accoglienza senza nessuna integrazione organizzata.
Ma se uno si volta dall’altra parte, non organizza niente insieme alle altre istituzioni, alle parrocchie e alle società sportive, quali speranze possiamo nutrire che la solitudine, la paura del futuro non attanaglino le nuove generazioni,  italiane o straniere che siano?
Farsi avanti significa assumere la responsabilità di affrontare problemi nuovi. Che forse non sono stati nemmeno attribuiti a qualche ente. Ma sei il Sindaco di Milano, la città più ricca, più innovativa e più “col coer in man” di Italia.  Non di un piccolo borgo. Non puoi continuare a cavartela dicendo che la sicurezza è colpa del Governo, che le scale mobili di Atm non funzionano per colpa dei tagli etc etc.

2 thoughts on “A Sant’Ambrogio il Vescovo di Milano indica alcuni problemi e invita gli amministratori a “farsi avanti” e assumersi la responsabilità

  1. Purtroppo, non c’è più sordo di chi non vuol sentire. Soprattutto quando il “sordo” è consapevole delle proprie responsabilità. Speriamo solo che alla prossima tornata elettorale lo mandino a casa.

  2. Il Sindaco Giuseppe Sala è risaputo che è avezzo a sbarazzarsi ai propri doveri addebitando le responsabilità soprattutto alle “istituzioni “. Molti dei sopradetti giovani sono abbandonati a sé stessi, vivono nel buio che nasce da una solitudine radicale che li porta a tutti i costi a voler essere visti. Chi non è accolto nel bene non può crescere. Ed è ciò che compete anzitutto alle autorità.

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