Diciamolo pure con ironia e una parvenza di leggerezza, ma il proliferare delle WEEK sta diventando uno stillicidio, a volte solo l’occasione per “mostrare”, a volte anche interessanti. Certamente sembrano moltiplicare i giorni del calendario. Un’analisi di Daniele Biaggi può superficialmente far sorridere, ma anche riflettere.
Come infatti fa notare, a Milano c’è un paradosso temporale. In un anno le settimane (week) sono 52, ma qui, sotto il cielo “grigio-smog della capitale meneghina”, ne capitano circa 347. La ragione? Ogni sette giorni, qualcuno decide che è la sua week.
Fashion Week, Beauty Week, Music Week, Digital Week, Art Week, Food Week. Non basta più la vecchia “Fiera Campionaria”: se non c’è il suffisso week non è “cool”, non è “instagrammabile”, non ha “storytelling” e, soprattutto, non è Milano.
Vivere qui significa subire un eterno bombardamento di inviti, presentazioni e hashtag. È la persistente sensazione di FOMO (Fear of Missing Out) — quella di “ti stai perdendo qualcosa”— che si rivela spesso infondata: non sono le Olimpiadi, è solo un talk alle 17 con aperitivo annesso.
Le Week che esistono (davvero)
- Fashion Week: È la vera e propria certezza, l’equivalente del Capodanno: puntuale, caotica e piena di gente che intasa via Solari. L’appuntamento di settembre è dedicato alle collezioni donna, orchestrato dalla Camera della Moda.
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Beauty Week: Ufficiale e concreta. Quest’anno si è svolta dal 17 al 21 settembre con masterclass, talk e il pacchetto completo della “cultura della bellezza”. Non esserci è un peccato che vi faranno scontare fino alla prossima edizione.
Le Week con meno certezze (forse)
- Watch Week: Esiste, ma è meno visibile. È arrivata alla sua seconda edizione (quest’anno dal 3 al 5 ottobre), ma nonostante la durata di tre giorni, è stata chiamata Week.
- Wellness Week: Un nome fin troppo generico che abbraccia yoga, spa, centrifugati verdi e “respirazione consapevole”. Sebbene forse non ancora completamente istituzionalizzata, Milano la sta per accogliere (spoiler: ottobre).
Nel frattempo, l’equazione milanese è questa: Week = pochi eventi sparsi + un hashtag + un partner istituzionale. Che siano tre talk e due aperitivi sponsorizzati non importa: il suffisso week lo trasforma immediatamente in “agenda culturale globale”. Il risultato? L’equazione è semplice, il calendario impossibile.
Il Paradosso: La Caccia ai Pokémon
È più facile trovare la ricetta segreta della Coca-Cola che il calendario ufficiale di tutte queste week. La verità è che non esiste. Le week milanesi sono come i Pokémon: spuntano, evolvono, spariscono e nessuno riesce a “catturarle” tutte.
Il dramma è che, intrappolati a un panel sul packaging, la FOMO cresce, certi che altrove si stia svolgendo un “happening strafigo”.
Le 5 Week che (purtroppo) arriveranno
Se Milano ha inventato la Wellness Week dal nulla, il futuro è incerto. Ecco 5 Week che prima o poi qualcuno proverà a rifilarci:
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Laundry Week: Con talk sulla sostenibilità del ciclo delicati e performance artistiche con stendini in Brera.
- Dogfluencer Week: Raduno di barboncini con più follower di voi e il premio Best Barking Reel.
- Excel Week: Seminari sui pivot che cambiano la vita e aperitivi a tema macro (cocktail XXL).
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Aperol Week: Una settimana arancione. Aperitivi obbligatori dalle 18 alle 22 con tanto di badge di partecipazione.
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Hangover Week: L’unica veramente necessaria. Con laboratori di sopravvivenza post-party e distribuzione gratuita di caffè e acqua frizzante.
Milano ha bisogno di essere sempre in week, perché in day suona male e in month sarebbe troppo impegnativo. Quindi rassegnatevi: ogni settimana sarà sempre la week di qualcosa.
Il paradosso finale: ciò che è nato per promuovere, ora schiaccia e confonde. Non sei tu che ti perdi la week: è la week che si perde in se stessa.
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