Giorgio Goggi “Chiudere il Centro? Analizziamo: i motivi molto discutibili”

Milano

Sala, come Tex Willer, si chiude nel fortino assediato dagli indiani!

E gli indiani sono quei pericolosi cittadini, milanesi e lombardi; che vogliono violare il centro di Milano con le loro auto.

Non è uno scherzo, di questi tempi l’ipotesi dichiarata dal Sindaco è quella di chiudere alle auto il centro, entro la cerchia dei Navigli, nel 2024.

I motivi non sono noti: non l’inquinamento che, come l’aria, non ha frontiere, come è stato evidenziato dai rilevamenti degli epidemiologi.

Non sarà certo la congestione, che viene regolata dall’area C, anche se il modello di regolazione a tariffa d’ingresso è molto meno efficace di quello a percorsi obbligati e parcheggi proposto anni fa, tuttavia in effetti limita gli ingressi, e l’aumento della tariffa è sempre possibile.

Forse sono i commercianti che sperano di rendere il centro un grande shopping center? Lo è già.

A leggere i giornali sembra che siano i residenti a voler bandire le auto private dal centro di Milano (anche quelle da loro possedute?).

Sarà interessante vedere queste anime belle quando un certo numero di “colf”, provenienti in auto da fuori Milano, non potranno entrare a svolgere il loro lavoro, quando mancheranno gli idraulici, gli imbianchini, e tutte quelle categorie di lavoratori e artigiani che sono necessari alla gestione degli immobili e della vita urbana.

Già, perché in una grande città, strettamente collegata con tutti gli insediamenti della grande area urbana circostante, molti dei lavoratori a reddito più basso tendono a vivere nei comuni esterni, dove il costo della casa è minore. Molti di questi, poi, lavoratori e artigiani, devono venire a Milano in auto, stante l’ovvia mancanza in molti comuni di un sistema di trasporto pubblico veramente capillare, o l’ovvia necessità di molti artigiani di usare un mezzo su cui trasportare i loro attrezzi.

Quindi le anime belle dovranno rimboccarsi le maniche e gestire pulizie e riparazioni nella loro casa, oppure bisognerà pensare a rilasciare permessi di ingresso per tutti i lavoratori necessari al centro: un’immensa fatica burocratica, per ritrovare poi una situazione non diversa da quella odierna.

Una situazione che potrebbe far cadere il fortino di Sala-Tex Willer, perché -si sa- i fortini assediati, prima o poi, cadono.

Ma, fuor di metafora e passando a riflessioni molto serie, questa proposta chiude, dopo settantadue anni, la serie virtuosa di scelte che hanno reso grande e soprattutto prospera l’area urbana milanese-lombarda.

Correva l’anno 1950 quando gli estensori del PRG di Milano dichiararono di voler limitare la crescita di Milano per “alleggerire la tensione concentrica e impedire la dilatazione a macchia d’olio della metropoli” questo, dopo avere “studiati i rapporti di interdipendenza fra Milano, e la sua regione, espressi in modo assai significativo dalle grandi correnti giornaliere di spostamento di operai e impiegati e dal movimento dei veicoli e di merci”.

Limitando la crescita di Milano, decisero quindi di costruire una grande area metropolitana connessa dai trasporti (pubblici in prevalenza, ma anche privati) e, soprattutto, non generata dalla crescita illimitata della città centrale.

Vennero quindi le metropolitane, progressivamente estese fin fuori città, il passante ferroviario, e, va da sé, anche la necessaria rete autostradale.

Il Sindaco Sala si vanta di aver aumentato la popolazione di Milano di 200.000 abitanti (che vuol dire 100.000 auto in più, dato su cui nessuno medita). Questo vanto è esattamente la pietra tombale posta su oltre settant’anni di politiche virtuose, tese a costruire uno sviluppo urbanistico equilibrato e una grande area urbana interconnessa, senza un centro elefantiaco che concentri tutte le attività e tutte le occasioni immobiliari.

Prova ne sia la rinuncia al progetto del secondo passante, che avrebbe consentito di recapitare direttamente gli spostamenti in Milano da tutte le città della Lombardia, la revoca del piano parcheggi, entrambe operate dalla Giunta Moratti,

Ne è prova l’incredibile inerzia nel migliorare la capacità delle strade che entrano in Milano.

Come se i lavoratori che stanno ore in coda sulle tangenziali e sulle strade che portano a Milano, fossero degli abusivi indesiderati e non i lavoratori necessari e indispensabili per costruire la ricchezza della città.

Ora arriva anche il centro storico senza le auto.

Spero che, prima o poi, gli indiani espugnino il fortino!

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