Lunedì si è spento Silvio Berlusconi, 86 anni, da tempo ammalato e ultimamente più ospite della clinica S.Raffaele che di casa sua. Inutile soffermarsi sulla storia di un personaggio di tale portata e sulla sua incidenza nella politica italiana (e non solo) degli ultimi 30 anni, dato che è più facile centrare una cinquina al lotto che credere che esista chi ancora non sappia chi fosse. E se anche esistesse, tutt’oggi e anche per diversi giorni basterebbe seguire una qualsiasi rete TV nazionale per saperne vita, morte e “miracoli”. Mi limito a ricordare che Berlusconi è stato uno dei pochissimi grandi imprenditori a diventare un grande politico senza smettere di essere un grande imprenditore, un personaggio eclettico, tuttofare, onnipresente e in pochi anni quasi onnipotente nelle sue diverse sfere d’azione.
E lo ha fatto anche in occasione della scomparsa di uno dei suoi bersagli di sempre, Berlusconi, con una vignetta in cui non compaiono insulti, volgarità e insolenze verbali ma un’astuta, perfida e sottile battuta: “ma non erano i migliori ad andarsene?”. La lettura tra le righe è semplice: finalmente è andato il peggiore. Non era necessario, ma il famoso vignettista ha voluto mettere la sua ciliegina su una torta (speriamo l’ultima) che lui definisce satira, ma che francamente ha l’aspetto greve e cafone del vilipendio, oltretutto di cadavere, nella fattispecie.Ma il fu Berlusconi non avrà nemmeno bisogno di perdonarlo, dall’aldilà, non avendolo mai nemmeno degnato di una sola barzelletta per contraccambiare le sue vignette, né di un confronto pubblico al termine del quale ripulire con un fazzoletto la sua sedia.
