Via Bolla, dai palazzi ora piovono i mobili. Nel fortino dell’illegalità abusivi fuori controllo.

Milano

Gli occupanti abusivi si ribellano al pugno duro della Regione. Rizzi: «Tempi rapidi per la riqualificazione». De Corato (Fdl): «Va attuato subito il piano degli sgomberi»

Fino all’ultimo sarà un problema. Perchè gli occupanti abusivi delle case Aler di via Bolla, ora che la Regione ha deciso di fare sul serio, parlando di «tolleranza zero» nei confronti di chi commette reati, hanno sempre considerato quel quadrato di città «roba loro», dove la legalità era stata messa al bando dalla legge dei violenti. Quanto avvenuto l’altra notte, con il lancio di oggetti dalle finestre del 4 piano di uno dei due caseggiati, dai divani alle biciclette, con le minacce ai residenti regolari, rischiando di ferire chi passava per strada, sono la prova di quanto sia elevata la rabbia degli abusivi.

«Avanti tutta con gli impegni presi fra le istituzioni. Partiti i primi lavori, e ora di accelerare i tempi, perché non ci sia alcuna forma di abusivismo e di illegalità», afferma l’assessore regionale alla Casa e Housing sociale, Alan Rizzi, «i nostri cittadini onesti meritano rispetto e il ripristino di una buona qualità della vita. Procederemo senza indugio per la rigenerazione di quest’area e di tutti i quartieri con le maggiori criticità». Ovviamente, per fare ciò, serve una chiara unità d’intenti da parte di tutti gli attori in campo, a partire dall’amministrazione comunale che deve fare la sua parte. Senza i controlli delle forze dell’ordine e gli sgomberi lo sforzo della Regione rischia di essere messo a rischio. Soprattutto ora. Con l’avvio dei lavori per il completo recupero dell’area, gli abusivi si sentono «minacciati» e reagiscono.

«Quanto accaduto la notte scorsa, in via Bolla, mi lascia senza parole», afferma il deputato di Fratelli d’Italia, Riccardo De Corato, «il video (reperibile dalla pagina Facebook “Milano Bella Da Dio”, ndr), ritrae una persona che dal quarto piano della propria abitazione, attraverso la sua finestra, getta in strada materiale di vario genere, da panche in legno a mobili di grosse dimensioni, quindi molto pesanti, nonostante a pochi metri transitino auto, moto e persone in bicicletta. Eppure, dopo quanta accaduto lo scorso giugno, con la megarissa di via Bolla provocata dai rom e dagli occupanti abusivi delle case Aler, e i reiterati annunci da parte dei vertici delle forze dell’ordine circa i controlli e gli sgomberi, la situazione continua ad essere esplosiva. «Stiamo parlando di una zona molto pericolosa», spiega l’ex assessore regionale alla Sicurezza, «in cui ci sono 106 occupazioni abusive su 156 appartamenti, centinaia di persone che vivono negli scantinati e intere famiglie che usufruiscono della corrente elettrica, attraverso allacciamenti abusivi. Alcuni mesi fa», rimarca De Corato, «l’assessore comunale alla Casa, Pierfrancesco Maran, andava sostenendo che con i colleghi Bertole e Granelli, stavano lavorando ad un tavolo con la Prefettura necessario a superare la situazione attuale, che prevede gli sgomberi». In realtà non c’è stato nessun passaggio dalle parole ai fatti e in quelle zone», come via Bolla appunto, «la situazione è totalmente fuori controllo».

E mentre gli occupanti abusivi continuano a recitare la loro parte di ladri di case, mettendo a rischio l’incolumità dei residenti regolari, la Regione si e messa al lavoro per riportare la legalità in quel pezzo di Milano. Da qualche giorno sono iniziati i lavori per la messa in sicurezza, e la relativa riqualificazione dei caseggiati di edilizia popolare di via Bolla, gestiti da Aler. Intanto un muro bianco circonda il palazzo da sempre pili critico, quello che unisce i civici dal 38 al 42. Serve ad isolare l’area del cantiere e a chiudere ogni accesso allo stabile. Ma il lavoro più importante riguarda l’allontanamento delle famiglie. Tra i civici 38 e 42 di via Bolla si contavano, fino a poche settimane fa, 91 alloggi occupati abusivamente su 156, oltre a 44 alloggi sfitti. Appena 21 gli appartamenti occupati con regolare contratto. Ora 45 delle 91 famiglie senza titolo sono state ricollocate in case popolari di Milano e hinterland perché dagli accertamenti è emerso che versano in uno stato di bisogno. Altre famiglie hanno trovato autonomamente una soluzione alternativa, mentre quelle tuttora nello stabile sono più di una trentina. In molti casi si tratta di famiglie che non versano in condizioni tali da avere diritto alla casa popolare o che sono arrivate in via Bolla da poco, proprio per sfruttare la possibilità di un eventuale ricollocamento. (Fonte Libero)

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