“Sulle reali finalità della fiera denominata ‘Un sogno chiamato bebè’ arrivano segnalazioni preoccupanti, che non possono e non devono passare sottotraccia. Sulla vicenda occorre fare subito chiarezza: se il reale scopo della fiera fosse quello di promuovere la maternità surrogata, vietata dalla legge italiana, il sindaco Sala dovrebbe annullare immediatamente questo evento” afferma Gianluca Comazzi, capogruppo di Forza Italia in Regione Lombardia, commentando le notizie circa lo svolgimento a Milano della fiera ‘Un sogno chiamato bebè’, prevista per il 21 e 22 maggio. Già lo scorso autunno – prosegue Comazzi – in seguito allo svolgimento dell’omonima fiera in Francia, oltre al centrodestra anche esponenti del Pd e importanti associazioni femministe si sono schierati contro questo evento, mentre dal Comune di Milano si limitarono ad affermare che ‘non fosse arrivata alcuna richiesta o informazione a riguardo”. Posizione condivisa da Alessandro De Chirico, capogruppo Fi in Consiglio comunale a Milano: “Ci piacerebbe sapere – afferma De Chirico – che fine hanno fatto le ‘anime belle’ della sinistra, paladine dei diritti civili solo quando si parla di mettere ‘assessore’ o ‘assessora’ su una targhetta che invece tacciono quando si parla di maternità surrogata, evidentemente per non scomodare una parte del loro elettorato. In Consiglio chiederemo che il sindaco si impegni con il Governo affinché venga rivista la procedura di assegnazione delle adozioni, per dare un’opportunità a chi ha difficoltà ad avere figli a crescere i tanti bambini rimasti orfani o i cui genitori non sono ritenuti adatti nella genitorialità”. A sollecitare un intervento del Comune di Milano è anche Massimiliano Salini, commissario regionale di Fi ed europarlamentare: “al sindaco Sala – dichiara Salini – chiediamo di fare scrupolose verifiche e, qualora venisse appurato che la finalità della fiera fosse quella di promuovere l’utero in affitto, di prendere una posizione chiara e netta contro queste pratiche, illegali in Italia e fortemente discutibili dal punto di vista etico-morale. Di fronte a un business miliardario sulla pelle delle donne – conclude la nota – non possiamo in alcun modo chiudere un occhio o tollerare manifestazioni che promuovono pratiche di questo genere”.
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