Campo rom via Bonfadini: traffico illecito rifiuti e 33 arresti

Milano

Da quanti anni il Centrodestra denuncia l’illegalità e i traffici criminali nel campo rom di via Bonfadini, affari ora pare anche mafiosi? Ma è rimasto inascoltato fino a ieri.

Ieri mattina, nell’ambito dell’operazione della polizia locale su un traffico illecito di rifiuti che ha portato all’arresto di 33 persone, il campo nomadi abusivo di via Bonfadini 38, all’angolo con via Zama a Milano, è stato posto sotto sequestro e sarà ora smantellato. Lo hanno annunciato la vicesindaco Anna Scavuzzo e il comandante dei “ghisa” Marco Ciacci, spiegando che, al termine delle operazioni di controllo e catalogazione, la baracche saranno demolite.

Nel censimento compiuto nel luglio 2020, nel campo risultavano abitare 40 adulti e 10 minori, sinti italiani e cittadini romeni. Nel corso del blitz scattato intorno alle 6 di ieri mattina, erano presenti anche i servizi sociali comunali che hanno offerto assistenza alle coppie con minori, agli anziani e ai disabili.

Sono 33 le ordinanze di misura cautelare in carcere eseguite ieri mattina nell’ambito di un’inchiesta della Dda del capoluogo lombardo su un traffico illecito di rifiuti da circa un milione di euro l’anno che aveva il suo centro nel campo nomadi abusivo di via Bonfadini 38,  a Milano. Lo ha precisato il comandante della polizia locale meneghina, Marco Ciacci, spiegando che al vertice della presunta organizzazione criminale, ci sarebbe stato il 56enne sinti di origine abruzzese, Umberto Cirelli.

In pratica, secondo l’accusa, il campo era stato trasformato da anni in una sorta di “ricicleria”: tir, camion e furgoni di ditte edili e di arredi vi riversavano carichi di rifiuti (circa 200mila chili di scarti all’anno) che poi venivano selezionati da diversi “operai” romeni che abitavano nel campo. Erano loro ad occuparsi principalmente di recuperare rottami di ferro e batterie che poi venivano vendute (in contanti) ad altre ditte che passavano periodicamente a prenderli. Per dare un’idea delle dimensioni di questo traffico, Ciacci ha spiegato che “tra la fine di giugno e il dicembre 2020 sono stati documentati 7-8 carichi di materiale ferroso effettuati da camion da 12 tonnellate”, a cui si sarebbero aggiunti tutti gli altri sversamenti “minori”.

Il resto dei rifiuti, ingombranti (mobili, materassi, ecc..) e talvolta pericolosi (ad esempio lastre di amianto, oli esausti, prodotti RAEE), veniva scaricato in un’area davanti al campo, dove l’Amsa era costretta a passare due-tre volte per ripulirla. I “ghisa” hanno accertato che nel triennio 2018-2020, l’Azienda milanese servizi ambientali ha portato via da lì circa 800 tonnellate di rifiuti, con un costo per la collettività di oltre 100mila euro all’anno. Nel corso dell’indagine, denominata “Rifiuti preziosi”, sono stati sequestrati ben 45 tra bilici, autocarri, furgoni e mezzi cassonati utilizzati in per il trasporto dei rifiuti da parte di una trentina di aziende lombarde e piemontesi.

Durante l’attività di osservazione e pedinamento, i vigili hanno scoperto anche un’attività di spaccio di cocaina al dettaglio: i clienti, dopo aver preso accordi via whatsapp, si recavano nel campo per acquistare le dosi. Viene infine contestata anche un’estorsione con metodo mafioso compiuta ai danni di un imprenditore che aveva un cantiere edile nei pressi del campo. Infatti, sempre secondo quanto riferito dagli investigatori della Municipale, la vittima sarebbe stata “intimidita” perché smaltisse il ferro attraverso il “loro” canale illegale, ottenendo in cambio che i suoi operai potessero continuare a lavorare nel cantiere “senza problemi”.

Precisando che ieri sono entrati in azione “80 ufficiali e 250 agenti della polizia locale”, il Comune ha spiegato che “considerata la gravità dei reati contestati”, il campo in questione è stato sequestrato “ed è stato disposto il contestuale abbattimento di tutti i manufatti presenti: otto fabbricati in muratura e una ventina di baracche in legno”.

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