Milano devastata del ’43, Milano deserta per il Covid: mostra fotografica per dire “Ma noi ricostruiremo”

Milano

Milano ferita, lacerata, smarrita. Era la Milano del 1943, quando più di 4mila tonnellate di bombe alleate colpirono e sventrarono 15mila tra abitazioni, industrie, monumenti e luoghi simbolo della città. 3.300 immagini, provenienti dall’Archivio Publifoto di Intesa Sanpaolo (un patrimonio di 7 milioni di immagini storiche recuperato nel 2015), che tracciano una mappa della città devastata, sono oggi in mostra alle Gallerie Italia fino al 9 novembre. Descrive il Corriere “Dal Duomo a Sant’Ambrogio, dal Cenacolo alla Scala, da piazza San Fedele (al centro della quale sopravvisse incredibilmente la statua di Alessandro Manzoni) a Corso Vittorio Emanuele, da piazza Fontana (con il capolavoro del Piermarini miracolosamente intatto) a via Torino con il profilo della Madonnina che si intravede all’orizzonte. E accanto la Ca’ Granda e Brera, la Cattolica, la Rinascente e Palazzo Marino, di cui restarono in piedi soltanto le facciate, con giochi di luci e ombre che sottolineano ancor di più l’abisso di vuoto, fisico e morale, aperto dalle esplosioni. Scheletri di tram, intere famiglie in fuga, vecchie biciclette accanto a carretti carichi di stracci e povere cose trainati da cavalli, spaccati di vita quotidiana fra le macerie: alla fine dell’estate del ’43 Milano era lo spettro di se stessa.”

Da una parte la Milano devastata dai bombardamenti e dall’altra un percorso fotografico nella Milano resa quasi irriconoscibile dall’epidemia di Covid-19. Deserta e apparentemente senza vita, immobile, sapientemente fotografata dal confronto tra questi due periodi traumatici, fulcro della mostra fotografica di Daniele Ratti. “Ma noi ricostruiremo” per  riconosce Milano e la sua straordinaria capacità di rinascere. E mi sia concesso offrire ai milanesi un’immagine di vita ricordando le incisioni degli alberi di Federica Galli che tanto ha amato Milano. Sono alberi sempre diversi, trine tessute nella nebbia, con la luce che gioca, intrecciati di fragilità, fieri di poesia, vivi di una volontà che non sa morire.

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