A settembre si ripeterà la Storia: riaprirà la Scala con il Requiem di Verdi per le vittime del virus

Cultura e spettacolo

Chissà se a settembre tornerà l’arcobaleno… Fontana ieri ha postato “Dall’ufficio si vede questo enorme arcobaleno. Lo prendo come un buon auspicio: ci ricorda che dopo ogni tempesta torna la luce…Buongiorno e #ForzaLombardia”.  A settembre va in scena la Scala a riaprire le speranze e l’ottimismo. Ci sarà l’arcobaleno e tutta Milano in festa. Una rinascita di volontà. E se la lotta al  coronavirus non è una guerra nell’accezione comune del termine, ci sono morti, malati, dedizione totale e sacrifici a ricordare la battaglia.

Sì il Teatro alla Scala pensa di ripartire un po’ sull’esempio di quanto fece nel dopoguerra. Era, l’11 maggio del 1946, e il concerto diretto da Arturo Toscanini tornato dagli Stati Uniti segnò la ripartenza di Milano e del Paese. Tra i cantanti c’era la giovane Renata Tebaldi. Qualcosa di simile vorrebbe essere il concerto della riapertura che la Scala ha programmato: un tributo alle vittime del Covid con il Requiem di Giuseppe Verdi diretto da Riccardo Chailly, che sarà replicato anche a Bergamo e Brescia, due delle province più colpite.

Requiem anche per “I figli di Milano” che hanno la famiglia lontana, anonimi dimenticati. Sono sepolti nel campo 87 del cimitero Maggiore. Sessantuno croci bianche con un nome, una data di nascita e una data di morte. Sessantuno vittime del Coronavirus, i cui corpi nessuno ha reclamato. Qualche fiore sbiadito e rinsecchito e la pietà di una città.

Dichiara alla Gazzetta di Parma Alberto Triola, sovrintendente della Fondazione Toscanini «Toscanini ebbe molto in comune con Dante, a partire dall’esilio. Basterebbero Dante e Toscanini per raccontare la saldezza morale e la genialità artistica degli italiani. E’ di loro che ci dobbiamo  ricordare nei momenti in cui, come popolo, siamo messi alla prova». E se Toscanini dovesse dirigere  il concerto della rinascita, cosa metterebbe in programma?
«E’ sin troppo semplice da dire, ma è un altro grande frammento dell’essere italiano, il Requiem di Verdi”

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