La squallida farsa dell’evasione dei piccoli imprenditori

Politica

Non c’è pace per chi produce, in questo paese. Proprio mentre qualcuno al governo stava finalmente realizzando che, dopotutto, otto anni di galera per il panettiere che aveva sbagliato a contabilizzare due fatture erano troppi, arriva la cavalleria. La cavalleria di Repubblica. Che, tirando fuori quello scandalo vivente che è il NADEF, di cui vi abbiamo già parlato, prova a sostenere la ridicola teoria per cui gli autonomi evaderebbero il 70% dell’Irpef. Il che è, ovviamente, assurdo. Altrimenti ogni santo controllo dell’Agenzia delle entrate si risolverebbe con una condanna. Mentre, come tutti sappiamo, più della metà dei processi tributari li vince il contribuente.

Prendiamo le tre più oltraggiose dichiarazioni dell’articolo ed analizziamole:

Quando scopriamo che solo il 18% dell’evasione ha a che fare con impreviste difficoltà finanziarie (tasse dichiarate ma poi non versate al fisco), mentre il restante 82% è tutta omessa dichiarazione, è difficile sostenere che le imposte non si pagano principalmente per ragioni di “necessità” o di “sopravvivenza”.”

Punto primo, se dichiaro di dovere allo stato 100 e posso pagarne zero o quasi, questa non è evasione fiscale. L’evasione prevede l’infedele dichiarazione. Ovviamente i compagni in cachmire (la cui impresa non va proprio benissimo, come il carteggio della famiglia De Benedetti prova) non lo sanno. Ma non è reato se lo Stato ti chiede soldi che non hai.

Magari perché a non pagarti è qualcuno che avanza soldi dallo Stato stesso. È evasione di sopravvivenza quella in cui dichiaro zero perché altrimenti la GdF mi manda cartelle in grado di distruggere le attività che potrebbero ripartire. È legittima difesa fiscale non infilarsi nel tunnel senza uscita del fallimento. Poi che sia legale, morale o etico decidetelo voi. Ma almeno cerchiamo di essere precisi.

Dal complesso delle imprese individuali, dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi dovrebbero teoricamente arrivare ogni anno 46,1 miliardi di Irpef. Ne arrivano invece soltanto 14. Dunque, un’evasione di 32,1 miliardi, che in percentuale sul dovuto sono appunto il 69,6%, come ci spiega l’ultima Relazione pubblicata sul sito del Tesoro.”

Ovviamente sono numeri da mago Do Nascimiento. Siamo un paese con 170 tra deduzioni e detrazioni. Un paese dove fare impresa costa l’infinito. E dove, per fortuna, possiamo ancora non pagare tasse sulle tasse di impresa. Quei numeri sono frutto di ipotesi, peraltro mai confermate, calcoli astrologici e soprattutto metodologie che nessun altro paese, adotta mai.

Lo abbiamo solo noi. E serve perché qualche pennivendolo possa intingere lo stilo nel veleno. E scrivere articoli e leggi liberticidi. Per essere chiari: nessuno può sapere quanta Irpef viene evasa perché il modo migliore per farlo è gonfiare le spese e non si può estrapolare questo dato a livello macroeconomico. Fine. Potrebbero arrivarci persino i compagni in cachmire.

Questa è l’evasione dei “piccoli”, limitatamente all’Irpef. Il problema è che non necessariamente grandi evasori fanno una grande evasione. E infatti, quando passiamo dalle ditte individuali alle società, la propensione ad evadere (ossia il rapporto tra quanto si evade e quanto bisognerebbe pagare) scende dal 69,6 al 23,8%.”

Certo, per carità. I numeri sono numeri. Magari, essendo meno le “grandi” imprese il fisco ha un’idea più sicura di quanto viene evaso. Magari essendo i processi aziendali più conosciuti, tirando ad indovinare tendo ad azzeccarci. O magari in mezzo c’è gente che team di avvocati tali che se provi a sbranarli vivi reagiscono. O magari l’Ires dipende dall’essere in attivo, status simile al nirvana in Italia. Di sicuro siamo sempre al punto di partenza: nel mondo delle ipotesi vale tutto. Vale anche l’idea che si potranno spremere i contribuenti ancora di più. Finché quei 3,4 milioni di Partite Iva si stuferanno e si metteranno in fila per il Reddito di Cittadinanza. A quel punto da chi andrete a bussare a denari?

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