Minori fuori controllo a Milano. Cosa sta succedendo?

Milano

Un 19enne accoltellato da minorenni in via Padova. Un agente del Beccaria mandato in ospedale da un recluso Nordafricano che l’ha preso a pugni in faccia. Sono solo due episodi, due sintomi di un problema sempre più diffuso. Cosa sta succedendo ai nostri figli? Ed il fenomeno, si badi bene, ha una portata globale, riflettendo abbastanza fedelmente le condizioni sociologiche dei luoghi in cui si manifesta. Ve le ricordate le baby gang di Napoli? Certo possiamo dire che i problemi sono contingenti. Possiamo dire che l’accoltellamento del 19enne sia solo un problema di gelosia. Succede anche nelle migliori famiglie, e la comunità Cinese, una di quelle con il tasso di criminalità più basso, potrà pure avere i suoi microdrammi senza farne un caso nazionale. Per il Beccaria, poi la questione è ancora più delicata. Riassume il problema Repubblica:

Giuseppe Merola, del sindacato, attacca: “Da tempo chiediamo una seria riorganizzazione del lavoro e dei servizi, ma le nostre richieste sono inascoltate. Le lavoratrici e i lavoratori hanno il sacrosanto diritto di espletare il proprio servizio in sicurezza, senza essere aggrediti dai detenuti”. E il coordinatore nazionale, Pasquale Baiano, taglia corto: “Al Beccaria la situazione è fuori controllo”.

Lo scorso 31 dicembre, un agente di 49 anni fu ferito da una coltellata al braccio, sferrata da un giovane che stava tentando di evadere. Un anno fa, l’aggressione di un gruppo di detenuti a danno di un ragazzo isolato diede vita a disordini, con danni prima nel refettorio e poi all’interno delle celle. Per Eugenio Losco, referente Carceri della Camera Penale di Milano, “il problema al Beccaria è strutturale, lo spazio è molto esiguo. La recente chiusura per restauro del padiglione principale ha aggravato la mancanza di strutture, che unita alla carenza di personale, si trasforma in un danno enorme per le attività in carcere. La violenza è solo una delle conseguenze negative. In ogni caso, torniamo a dire che bisognerebbe puntare sulle attività esterne al penitenziario minorile, che deve essere superato”.

A parte sul superamento del carcere minorile, che trovo assurda, il problema della struttura esiste. Ma non è l’unica causa. Come ci sono finiti i minori là dentro? Ci era stato, ad esempio, detto che la scuola era il volano dell’integrazione e della legalità. Che con un ciclo scolastico si era Italiani. Forse è vero dopotutto. Ma i risultati, non mi paiono comunque esaltanti. Forse è proprio la scuola l’elemento debole della catena. Forse dovremmo togliere un po’ di buonismo sessantottino e ritornare a spiegare un concetto semplice e lineare alle nuove generazioni: le azioni hanno conseguenze. Talvolta gravi. Talvolta irreparabili. Che non esistono sempre seconde opportunità. Che non si risolve tutto con delle scuse ed una visita dallo psicologo. Altrimenti continueremo a crescere generazioni del tutto irresponsabili nel senso più profondo: ovvero di giovani convinti che sia tutto e sempre un gioco. Anche quando finisce male.

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