Anche il Comune risponde civilmente delle botte ai bambini in asilo

Milano

Una piccola rivoluzione ed una grande tutela in più per le famiglie, la decisione del giudice di Milano presa nell’ambito di un processo molto delicato. Ricostruisce così la vicenda giudiziaria Il Giorno:

Non se la potrà cavare solo chiedendo i danni alle sue maestre. Il Comune di Milano entra anche come responsabile civile nel processo a carico di due educatrici e di una dirigente dell’asilo comunale in zona Maciacchini dove, tra l’ottobre 2015 e l’aprile 2016, sarebbero avvenuti maltrattamenti con calci, schiaffi, strattoni e spinte ai danni di una decina di bambini ospiti della struttura. In caso di condanna delle imputate, insomma, sarà Palazzo Marino a dover mettere mano al portafoglio per risarcire le famiglie dei bimbi.

Lo ha deciso il giudice Paola Braggion della nona sezione penale del tribunale, che ha accolto la richiesta di citazione per eventuali danni da riconoscere, avanzata dall’avvocato Silvia Belloni, che assiste undici famiglie che si sono costituite parti civili nel dibattimento a carico delle tre donne. Le due maestre e la dirigente della struttura sono imputate, a vario titolo, per maltrattamenti, lesioni personali, abuso dei mezzi di correzione e di disciplina e favoreggiamento.

Questo viene incontro alle necessità dei cittadini in due maniere: la prima è che i risarcimenti qualcuno, stavolta, li pagherà davvero. E non rischieremo di vedere condanne spettacolari di cui i legittimi intestatari incassano briciole, se va tutto bene. In secondo luogo, essendo citabile in giudizio, si danno alla macchina comunale armi più affilate per gestire i sospetti. In questo caso, anche in questo caso sarebbe meglio dire, abbiamo assistito al rimpallo di una persona con problemi a tutta prima evidenti, che però non poteva essere lasciata semplicemente a casa per evitare possibili ripercussioni.

Ora però che il Comune ne risponde in giudizio, sarà possibile prevedere una serie di azioni precauzionali in autotutela volte a proteggere l’integrità patrimoniale dell’ente. Cioè nostra. Oltre a quella dei bambini. Con la grande, per quanto irreale speranza, che prima o poi queste donne, laddove riconosciute colpevoli, vedano, conoscano e sperimentino diffusamente l’interno di una galera. Ci sono reati per cui il perdono e la riabilitazione sono sicuramente importanti, ma le sbarre di una prigione lo sono ben di più.

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