Non di soli blitz vive Milano

Milano

Nuovo blitz delle forze dell’ordine nella zona della stazione Centrale di Milano. Il Servizio è stato diretto dal vicedirigente del commissariato Garibaldi/Venezia Luca Gazzilli che si avvale di personale della Questura di Milano con equipaggi delle volanti, con l’impiego di unità cinofile antidroga e da ordine pubblico e di equipaggi del reparto prevenzione crimine e con la presenza di personale della polizia scientifica, della digos, della squadra mobile e dell’ufficio immigrazione.

Il controllo si è concluso dopo un’ora e mezza. Sono stati controllati una sessantina tra migranti e alcuni senzatetto che sostavano in piazzale Duca d’Aosta. Al termine del controllo venti persone sono state accompagnate in questura per essere identificate.

Tutto meritevole, tutto molto giusto. Se però iniziassimo ad uscire dalla fase emergenziale, sarebbe anche meglio. E questo non possiamo chiederlo alle Forze dell’Ordine. La Stazione centrale resta un nervo scoperto, perché è il primo indicatore del fallimento complessivo della politica di accoglienza. Fallimento che, oggi, dopo il crollo degli sbarchi, è finalmente possibile affrontare. Magari evitando la demagogia da Bar Sport che Minniti, in souplesse, ha provveduto a lasciar scivolare nelle dichiarazioni dei giorni scorsi: come la requisizione delle abitazioni private sfitte. Di quelle venti persone, infatti, è del tutto possibile che un discreto numero siano riceventi protezione internazionale o richiedenti di altre zone. Che piuttosto che stare a Rocca Cannuccia, hanno deciso di dormire sotto le stelle di Milano. Cosa c’entrano i due discorsi? La requisizione, la ripopolazione dei borghi e altre iniziative altrettanto insensate si basano sull’idea che queste persone, dove le metti stiano. Come fossero bagagli. Come morissero dalla voglia di fare quello che gli diciamo noi per compiacerci.

Ecco, no. Quei venti all’addiaccio, con tutti i rischi connessi, sono la prova che a questa gente dello Sprar non interessa nulla, dell’accoglienza diffusa anche meno e della nostra integrazione meno che meno. Vogliono grandi città, opportunità e al diavolo il resto. Tendiamo a dimenticare con troppa fatica quanto abbiano sacrificato per arrivare qui. E qui non include Vergate sul Membro. Qui è Milano, Berlino, Stoccolma. E dei corsi di Italiano, di cucito e cucina non sanno cosa farsene. Vogliono guadagnare. Solo che non sono scemi, se gli dai vitto ed alloggio gratis non ti dicono di no (ma non, essendo cretini, quando capiscono la cresta che ci stai facendo sopra tendono a prenderla male). Però alcuni di loro, non accettando le gabbie nemmeno quando hanno sbarre dorate, finiscono in Centrale. E generano l’esigenza dei blitz. Forse sarebbe il caso di accelerare la separazione del grano dalla pula. E cominciare a rimandare a casa chi non ha diritti e mettere al lavoro gli altri. Scusate, preciso: mettere SUL MERCATO DEL LAVORO gli altri. Non vorrei che qualcuno volesse farne una generazione di lavoratori socialmente utili….

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