Da Milano ad Abbiategrasso la rete dell’Alzheimer, puntando sulla vita di quartiere

Milano

Milano 23 Luglio – L’Alzheimer che non fa paura, che è protetto da una rete di sostegno per le famiglie, centrale nelle preoccupazione degli operatori. Il Corriere analizza le risorse per fra fronte al problema e propone il progetto pilota di Abbiategrasso. Ne proponiamo l’articolo di sicuro interesse

“Sono circa 1.200.000, in Italia, le famiglie colpite dal problema della demenza – nel 60% dei casi provocata dalla malattia di Alzheimer – che rendono i malati diffidenti, incapaci di ricordare e con problemi di disorientamento nel tempo e nello spazio.

A Milano sono 25.000 i casi stimati, con più di 300 strutture sul territorio lombardo tra centri diurni, Asl, istituti di riabilitazione e residenze che offrono assistenza. Ma oltre all’aspetto sanitario, da considerare ci sono anche la paura e il pregiudizio, o la difficoltà di approcciarsi ai malati.

Il progetto pilota di Abbiategrasso

Per superare queste barriere è stato avviato ad Abbiategrasso – comune alle porte di Milano con 32 mila abitanti di cui 600 con problemi cognitivi – un progetto pilota ideato dalla Federazione Alzheimer Italia – in collaborazione con il Comune, la Fondazione di Ricerca Golgi Cenci, l’ASP Golgi Redaelli, l’Associazione Italiana di Psicogeriatria del professore Marco Trabucchi e l’ASST Ovest Milanese – che prende il nome di Dementia Friendly Community: si basa sul modello inglese dell’Alzheimer’s Society, come spiega la presidente della federazione Gabriella Salvini Porro.

«Si dice che la seconda vittima della demenza siano le famiglie coinvolte, che devono affrontare il peso di una malattia lunga e devastante e – lo dico da ex familiare – non si può sapere cosa succederà il giorno dopo». Ecco perché «è nostro dovere agire per migliorare la qualità di vita dei malati e delle loro famiglie, che spesso si vergognano della loro condizione e si ritrovano ad allontanarsi anche da amici e parenti». Per reagire all’isolamento diventa necessario creare una rete di persone consapevoli, istituzioni, uffici e negozi che sappiano cos’è la malattia e come rapportarsi con chi ne soffre.

Dementia Friendly Community

In Italia Abbiategrasso diventa la prima comunità amica delle persone con demenza. «Il progetto in parte è già partito – racconta Antonio Guaita, responsabile scientificoFondazione Golgi Cenci di Abbiategrasso – con il raduno di tutti i partner. L’idea non è quella di creare nuovi servizi, ma far uscire i ¾ delle persone con demenza che vivono chiusi tra le mura domestiche e aiutarle a usufruire dei servizi offerti dalla comunità».

Si comincia con un’inchiesta con cui si chiedono esigenze, cose che vanno e non vanno e servizi che servirebbero. «Fino a ora abbiamo coinvolto circa 80 persone e continueremo a dare la parola ai protagonisti». Segue la fase della formazione di chi opera in negozi, uffici pubblici, scuole, mercato cittadino, biblioteca, parco e chiunque voglia qualificarsi come «negozio amico delle persone con demenza», supportando le famiglie che spesso «rinunciano a vivere una vita normale perché non si sentono in grado di gestire la situazione». Ci si darà appuntamenti, dagli aperitivi ai caffè, dalla ginnastica alle uscite al mercato, per aiutare i malati a riprendere i contatti con la società. I risultati dei questionari verranno presentati a Milano il 13 settembre e ad Abbiategrasso il 17 settembre durante due convegni aperti al pubblico.

A Milano «Una rete per l’Alzheimer»

Il recupero del contatto con la società è anche l’obiettivo dei centri d’incontro coordinati da  Leonora Chiavari aperti nel maggio del 2015 – grazie a un progetto europeo e al Comune di Milano che ha inserito l’iniziativa nel progetto Una Rete per l’Alzheimer – nelle Municipalità 4 e 7 (in ottobre ne sorgerà uno anche nella 9), dove vengono svolte attività di psicomotricità e ricreative-culturali, di stimolazione cognitiva e supporto. «Si pongono come centri di quartiere rivolti all’intera cittadinanza – chiarisce Elisabetta Farina dellaFondazione Don Gnocchi – e per sottolineare l’aspetto di socializzazione sono stati aperti in centri ricreativi per gli anziani».

Bisogna demedicalizzare l’approccio alla malattia – suggerisce Farina – e per la giornata dell’Alzheimer «verrà organizzato un incontro con lo scopo di mettere in piedi collaborazioni con altre realtà del quartiere». A breve partirà un progetto che coinvolgerà i vigili urbani, i primi cittadini a cui in strada capita di imbattersi in persone bisognosi di assistenza.

Alzheimer Cafè di Legnano e la storia di Raffaella

Da quattro anni Raffaella si prende cura del padre 73enne a cui è stato diagnosticato l’Alzheimer e ha trovato supporto negli Alzheimer Cafè di Legnano, nati sulla scia di Amsterdam, dove vengono organizzati momenti di condivisione per le famiglie e attività dedicate ai malati e basate su arte, musica e fisioterapia.

«Alla fine ci si ritrova insieme per una merenda conclusiva» – racconta Raffaella, che da due anni sta lavorando per diventare arte terapeuta e per cui è fondamentale «eliminare la vergogna che accompagna la malattia e l’idea comune che il malato sia un matto che non ci sta con la testa. La conoscenza – conclude – serve ad avere meno paure e abbattere le barriere».

  La storia del quartiere di Mac Mahon

In un quartiere sono tanti i punti di riferimento dei malati, dal panettiere all’edicolante, uno dei quali racconta la vita di una signora che vive in zona Mac Mahon a Milano. «La mattina viene con la badante e le do il solito giornale. A volte capita di vederla da sola.

Il portiere della sua abitazione e gli altri inquilini conoscono la situazione, la signora del piano di sotto ha le chiavi del suo appartamento ed escono a controllare se sentono movimenti. «Qualche volta dimentica le chiavi attaccate alla cassetta della posta – riferisce una vicina – e le busso per restituirgliele».

Le 10 regole d’oro per il cervello

1La testa innanzitutto La salute inizia dal cervello. E’ uno degli organi più vitali del corpo e ha bisogno di cure e attenzione.

2Dal cervello al cuore Ciò che è buono per il cuore è buono per il cervello. Fare qualcosa tutti i giorni per prevenire malattie cardiache, ipertensione, diabete e ictus: possono aumentare il rischio di Alzheimer.

3I numeri che contano Tenere sotto controllo peso, pressione, colesterolo e glicemia.

4Nutrire il cervello Assumere meno grassi e più sostanze antiossidanti.

5Far lavorare il corpo L’attività fisica ossigena il sangue e aiuta le cellule nervose: camminare 30 minuti al giorno tiene attivi mente e corpo.

6.Stimolare la mente Mantenere il cervello attivo e impegnato stimola la crescita delle cellule e delle connessioni nervose: leggere, scrivere, giocare, imparare cose nuove, fare le parole crociate.

7.Avere rapporti sociali Occupare il tempo libero con attività che richiedono sforzo fisico e mentale: socializzare, conversare, fare volontariato, frequentare un club, ritornare sui banchi di scuola.

8Attenzione ai colpi!Usare le cinture di sicurezza, stare attenti al rischio di cadute, indossare il casco quando si va in bicicletta.

9Essere saggi Evitare le cattive abitudini: non fumare, non bere troppo, non fare uso di droghe.

10Guardare avanti Iniziare oggi a preparare il domani.”

Milano Post

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