Banche in pericolo. E naturalmente anche i nostri risparmi

Economia e Diritto

Milano 8 Luglio – Le sofferenze monstre delle banche italiane, la volatilità dei titoli del credito in Borsa e il grande malato del sistema e cioè il Monte dei Paschi di Siena che, ieri dopo i crolli dei giorni scorsi, ha però ripreso il 6%. Che il credito italiano abbia qualcosa più di un problema è ormai chiaro a tutti. Anche alla speculazione internazionale che continua a vendere azioni degli istituti italiani a mani basse, fa scendere i prezzi e acquista a valori più bassi. Una manovra questa che almeno per la banca senese è stata stoppata dal divieto della Consob di cosiddette operazioni corte sul titolo fissate da ieri per 3 mesi. Ma anche il governo ha capito che occorre dare segnali importanti ai mercati per evitare che il panico possa estendersi non solo ai grandi fondi istituzionali, ma anche ai piccoli risparmiatori, azionisti e obbligazionisti, assicurando stabilità e predisponendo reti di sicurezza in grado di evitare contagi. Un crollo di Mps porterebbe nel vortice non solo le altre grandi banche italiane ma anche quelle europee visto la sempre più stretta integrazione nell’Eurozona tra gli operatori finanziari. Anche Bruxelles dunque monitora la situazione pronta a intervenire per evitare il peggio.

I MOTIVI DELLA CRISI

A parte il peso dei crediti insoluti in aumento nelle banche italiane per le condizioni ancora recessive e di deflazione nel Paese, c’è un motivo recondito che spiega perché sono in difficoltà. Ed è quella continua revisione dei parametri patrimoniali per attutire le conseguenze di un possibile peggioramento economico che, alla fine, crea le condizioni perché il peggioramento si verifichi. Stesso errore del rigore a tutti i costi introdotto dalla Merkel in Europa. L’austerity invece di essere medicina per il rilancio ha finito per uccidere l’economia. Non è un caso che in Inghilterra appena qualche giorno dopo l’uscita dall’Ue, la Banca centrale della Gran Bretagna, abbia deciso di alleggerire i vincoli di capitale imposti alle banche per invogliarle a sostenere l’economia britannica. Una misura che consentirà un capacità aggiuntiva di prestiti di 150 miliardi di sterline (178,9 miliardi di euro), da destinare alle famiglie e alle imprese. Tradotto: meno vincoli, più soldi all’economia reale. In Europa la briglia è ancora corta. Così per ora secondo gli analisti di Ig, «la situazione per le banche europee si sta deteriorando di giorno in giorno e a questo ritmo, qualche notizia brutta potrebbe arrivare ben prima degli stress test del 29 luglio». Ormai «il tempo sta per finire e occorrono misure incisive da parte del governo, anche senza l’avallo della Ue». Il rischio è che «una sanzione da parte di Bruxelles sia ben più gestibile di quello di un collasso del sistema finanziario. Le manovre auspicabili riguarderebbero i crediti deteriorati. Più passa il tempo, maggiori sono gli sforzi che il governo dovrà fare per ripianare la fiducia degli investitori sulla tenuta del sistema».

IL GOVERNO AL LAVORO

Proprio per questo il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan insieme a Claudio Costamagna e Fabio Gallia, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, si sono riuniti ieri pomeriggio per discutere il piano che il governo intende adottare a sostegno degli istituti di credito più esposti a sofferenze e crediti inesigibili. Per ora la crisi tocca il settore al suo interno ma i risparmiatori hanno drizzato le orecchie. Le ferite per le 4 banche sottoposte al bail-in, Etruria in primis, possono far saltare i nervi ai correntisti. Per questo Matteo Renzi ha provato ieri a rassicurarli: «Devono stare tranquilli perché non avranno alcun problema». Il premier ha ribadito che il governo auspica «soluzioni di mercato» per l’istituto senese. Poi l’indice è stato puntato laddove nascerebbe la vera crisi del sistema bancario europeo: ««Il pesante stock di crediti deteriorati che zavorra i bilanci degli istituti rappresentano una goccia nel mare di titoli derivati in pancia ad altre banche europee (soprattutto la Deutsche Bank) che invece sono il vero punto debole dell’eurosistema. A questo dovrebbe pensare l’Europa secondo Renzi che si dice «certo che vigilanza e Commissione saranno attentissimi ai problemi del credito europeo, perché se gli Npl italiani valgono uno, valgono cento i derivati di altre banche e sono certo – ha aggiunto – che le autorità europee dedicheranno la loro attenzione e tutto il loro impegno in questa direzione».

LE SOLUZIONI E BRUXELLES

Al centro dell’intervento del Governo la necessità di individuare e raccogliere soldi freschi per 3-5 miliardi di euro rafforzare la dotazione del fondo Atlante che rappresenterebbe la rete di sicurezza stesa a protezione del MontePaschi. Gli interessati a sottoscrivere un impegno sono la Cdp, la società Sga, alcuni istituti previdenziali come Enpam, Enasarco e Cassa Forense, ed eventualmente anche il comparto delle compagnie assicurative. Intanto anche l’Europa è sul chi va là. «Con le autorità italiane c’è un contatto costante: siamo pronti a intervenire sul settore bancario se sarà necessario. Sul modo dipenderà dalle richieste italiane» ha detto il neo-commissario ai servizi finanziari, Valdis Dombrovskis. Insomma allacciate le cinture che la tempesta sta arrivando.

Filippo Caleri (Il Tempo)

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