Internet delle cose: così potranno dialogare gli oggetti

Scienza e Salute

Milano 29 Agosto – Dispositivi tecnologici che si possono indossare, cartelloni pubblicitari capaci di mostrare a ogni osservatore un’immagine personalizzata e auto che si guidano da sole. Elementi di uno scenario futuristico raccontato già anni fa al cinema e che ora sta diventando realtà. Benvenuti nell’era dell’Internet of things, l’Internet di tutte le cose, – chiamata anche, per brevità, ‘IoE’ o ‘IoT’ – dove, grazie a chip e sensori inseriti all’interno di qualsiasi oggetto e connessi alla rete, il mondo fisico può essere (quasi) interamente digitalizzato, monitorato e, in molti casi, virtualizzato.

Novità che aprono possibilità pressocché infinite. Si tratta di un ecosistema fondamentale e profittevole, tanto che un recente rapporto realizzato dal McKinsey Global Institute stima che abbia un potenziale impatto economico che, entro il 2025, sarà compreso fra i 4mila e gli 11mila miliardi di dollari.

Le aziende tecnologiche hanno iniziato da tempo a lavorare per non farsi trovare impreparate. Lo ha fatto Samsung che, oltre ad avere acquistato Smart Things, un’azienda che sviluppa soluzioni per la casa ‘intelligente’, dove tutti gli oggetti sono connessi e dialogano tra loro, ha annunciato che entro il 2020 tutti i suoi prodotti, dai telefoni ai frigoriferi, saranno connessi.

Google starebbe lavorando a Brillo, una piattaforma dedicata all’IoT, e nel frattempo ha acquistato per 3,2 miliardi di dollari la startup Nest Labs che crea termostati e sensori smart per la casa. Apple ha da alcuni mesi rilasciato HomeKit, uno strumento per aiutare gli sviluppatori a realizzare applicazioni che possano comunicare con accessori connessi e con la casa, e stessa cosa ha da poco fatto Microsoft con il suo nuovo sistema operativo Windows 10. Anche Qualcomm, azienda californiana produttrice di microprocessori, già da un po’ di anni ha iniziato a diffondere capillarmente i suoi chip per donare un’intelligenza informatica a qualsiasi oggetto inanimato:
dalle lampade, all’aria condizionata e le lavatrici, fino alle automobili e ai dispositivi medici.

L’Internet delle cose già oggi rappresenta il 10% del fatturato dell’azienda. Nel mondo dell’automotive l’azienda conta 20 milioni di auto connesse e alleanze con 16 produttori nel mondo. Sta già partecipando a più di 20 progetti sulle smart city e, grazie all’iniziativa Qualcomm life, è una delle aziende di riferimento anche nel settore della Iot applicata alla sanità, dove collabora con oltre 500 partner.

A questo si aggiunge il cosiddetto ‘ecosistema’ AllJoin che fa capo alla All seen Alliance: 150 aziende che lavorano assieme per costruire «uno standard per la comunicazione fra dispositivi, una ‘lingua comune’ per Internet», precisa Fabio Iaione, country manager di Qualcomm in Italia. «In questo mondo – spiega – fanno il loro ingresso ora anche aziende che non hanno competenze tecnologiche specifiche, quindi avere un contesto già costituito è fondamentale».

In parallelo Qualcomm lavora sull’evoluzione delle reti, cioè la fondamenta dell’Internet delle cose, che richiede una connettività sicura, veloce e continuativa. «Entro il 2018 ci saranno 5 miliardi di dispositivi connessi», spiega Iaione. Per questo «una connessione univoca non può più essere sufficiente». Da una parte, spiega il manager Qualcomm, bisogna continuare a spingere sulla connettività mobile del futuro (la tecnologia 5G), ma dall’altra occorre anche dare nuova ‘dignità’ alla tecnologia wireless e al bluetooth, oggi strategici per la connettività diffusa in ambienti chiusi e all’aperto. La combinazione di più reti sarà l’unico modo per essere costantemente connessi.

Il prossimo passo è lavorare sulla latenza, ossia il tempo di risposta impiegato da una connessione per inviare un segnale, ancora in alcuni casi troppo lungo.

A restare aperti sono però i temi della privacy e della sicurezza, nonostante la crescente attenzione da parte delle aziende del settore. Soprattutto per quanto riguarda la vulnerabilità dei dispositivi stessi: router casalinghi, smart tv e frigoriferi sono infatti l’ultima frontiera degli attacchi dei cyber criminali.

Claudia La Via (Avvenire)

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