Il liberismo in Europa

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Milano 8 Luglio – Ora comunque vada sarà un disastro, specie per il popolo greco, prigioniero del mito che si possa vivere senza produrre. Ma per estremisti di destra e di sinistra è colpa delle politiche liberiste. Ci fossero, in un Continente in cui la pressione fiscale supera il 50%, e dove l’alternativa è tra dirigismo della Merkel e socialismo di Tsipras.

Comunque andasse, sarebbe stato un disastro. E disastro sarà, specialmente per una popolazione (quella greca) prigioniera del mito che sia possibile vivere senza produrre, che l’erba-voglio esista nel giardino di ogni politico, che ogni disastro sociale sia imputabile a qualche cattivo assai lontano, invadente, irrispettoso. Fa comunque sorridere che da più parti s’intenda attribuire al liberismo – inesistente in Europa e certo ben poco presente anche al di fuori del Vecchio Continente – la responsabilità dei nostri drammi.

La realtà è diversa. E in questo senso mi sembra impossibile dare torto a chi, come Marco Bassani, sottolinea a più riprese che la Grecia è un immenso Mezzogiorno che ha sognato d’individuare nei tedeschi e nel resto d’Europa quello che il Meridione d’Italia, nel dopoguerra, ha trovato nel Nord produttivo: una vacca da spremere e sfruttare. Il guaio è che chi paga comanda e che quando sei pieno di debiti, ti può capitare che il conto corrente a te intestato sia sottratto alla tua disponibilità, così che ogni cifra depositata finisce per essere messa a disposizione dei creditori. Ha sicuramente sbagliato chi ha dato soldi (altrui) alla Grecia e ancor più i governi di Atene che quelle risorse hanno utilizzato per comprare consenso e corrompere un’intera società. Nello scontro tra Bruxelles e Atene, allora, non ci sono carnefici e vittime, buoni e cattivi, perché sono stati commessi errori a ogni latitudine. Ormai è del tutto evidente che la Grecia neppure doveva entrare nell’euro e – dato che oggi l’Europa non è un libero mercato, ma un apparato burocratico altamente redistributivo – neppure nell’Unione europea. Se fosse rimasta lontana da Bruxelles e fosse stata collegata ai mercati del continente da patti bilaterali che permettessero la massima circolazione di beni, persone e servizi, la Grecia avrebbe dovuto trovare in sé le risorse e le capacità necessarie e crescere. Così non è stato e ora ci si appresta ad assistere a una Grexit che farà precipitare la società ellenica in un girone infernale ben noto a chi conosce il mondo latino-americano.

L’estrema destra e l’estrema sinistra che mettono sotto processo l’Europa liberista oscillano tra ignoranza e malafede. Come si può parlare di liberismo per un’area del mondo in cui la pressione reale sulle famiglie e sulle imprese è ormai al di sopra del 50%? Come si può parlare di liberismo per un’Unione che eccelle solo in un’incessante produzione normativa e nella ricerca di sempre nuove forme di compressione delle libertà individuali? Come si può parlare di liberismo per questa Bce di Mario Draghi che è impegnata in un quantitative easing destinato, nel tempo, a dilatare come mai in passato la massa monetaria degli euro in circolazione? Se l’Europa fosse liberista, nessuno Stato si sarebbe indebitato per dare servizi oggi e scaricare sulle generazioni a venirel’onere di pesanti interessi da pagare. Se l’Europa fosse stata liberista, non avremmo avuto una moneta comune a corso legale e senza copertura, ma ci si troverebbe in un contesto di libertà valutaria e concorrenza, nel quale potremmo avere monete diverse (anche emesse da banche commerciali) e vi sarebbe quella “denazionalizzazione” della moneta di cui parlò Hayek in uno dei suoi ultimi scritti. Se l’Europa fosse liberista, le coperture previdenziali sarebbero private, liberamente scelte, a capitalizzazione: e non ci troveremmo costretti a finanziare ora – con il lavoro dei giovani – le pensioni di chi ha lavorato in passato. Questa Europa confusa e alla deriva, divisa tra il dirigismo tecnocratico della Merkel e il populismo dei troppi Syriza di ogni colore, è figlia delsocialismo. È da università europee intrise di Rousseau, Hegel, Marx e Keynes che è uscita la classe dirigente: ad Atene come a Berlino. Gli statalisti si fronteggiano e fingono di litigare, ma certo non mettono in discussione l’essenziale e soprattutto non rigettano assolutamente la loro religione di Stato: la loro fede assoluta nel potere e nelle burocrazie.

L’Europa che declina non sa cosa sia il liberismo. Quando lo evoca è solo un fantoccio polemico, utile per fingere di essere ancora vivi e per cercare di trovare un capro espiatorio. È un film che abbiamo già visto, perché nella Germania degli anni Venti e Trenta con l’ebreo s’identificava un tratto etnico, ma anche sociale. Allora si parlava, appunto, di “demoplutogiudocrazie”. Ecco: siamo ancora lì, prigionieri di stupidaggini da cui non riusciamo a liberarci.

Carlo Lottieri (l’Intraprendente)

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