Laura, 24 anni, depressa, giustiziata in Belgio

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Milano 4 Luglio – La notizia è stata lanciata dall’Huffinghton post, nel proprio sito. Il nome, di fantasia, l’hanno scelto loro. Io mi sono solo permesso di eliminare quella patina di ipocrisia rappresentata dalla parola eutanasia. Non è eutanasia l’omicidio di una ragazza fortemente depressa. L’eutanasia, ci era stato garantito, non avrebbe toccato i malati di mente, per una serie di ragioni all’epoca ovvie. Ovvietà che in appena tre anni, tanto è trascorso dall’approvazione della legge in Belgio, si è evidentemente persa per strada. Quanto può essere libera di scegliere una paziente depressa? Quanto può essere volontaria la scelta del suicidio?  E perché l’ideazione suicidiaria viene considerata un sintomo di malattia mentale e contemporaneamente un diritto costituzionale in alcuni paesi? La risposta è che il cuore dell’Europa è marcio e sta diventando un nido di vermi. Abbiamo reso la vita un bene qualsiasi, a cui si può rinunciare senza particolari problemi. Il prossimo passo, ovviamente, sarà alienarlo in tutto od in parte. Pionieri di questa frontiera le decine di uteri in affitto per creare le nuove famiglie arcobaleno. E poi via, di ritorno nel mondo della schiavitù. Abolita l’idea stessa dell’unicità della vita, non resta alcun baluardo di fronte al male. Il Male, in questo caso, si mostra con subdola ferocia, ma non possiamo non riconoscerlo. La depressione porta al desiderio di morire. È forse l’aspetto che la rende più temibile. E si può curare. Si deve curare. Ovviamente il paziente chiederà di farla finita. E’ normale, direi umano. Disumano è ascoltarlo e giustiziare la paziente, sacrificandola sull’altare macchiato di sangue di quella divinità neopagana chiamata Stato. Vorrei poter scrivere che Laura è vittima dell’ideologia. Ma mentirei, nemmeno l’ideologia più disumana ha il potere di uccidere una malata alla luce del giorno, davanti alla folla, circondata di supporter. Con applausi scroscianti e scene di delirio. Quel potere lo aveva e lo ha solo lo Stato. Che prima era solo infame e ladro. Oggi sta tornando boia. D’altronde cosa possiamo aspettarci da un’istituzione che consente alle madri di uccidere i propri bambini malati? E che giustifica questi atti con un “non volevo vederlo soffrire”, manco fossero cani arrivati all’ultimo stadio?

Laura è una vittima di Creonte, a cui nessuna Antigone darà sepoltura. Laura avrebbe avuto diritto alla difesa da parte di uno dei Figli di Antigone, di qualcuno che ancora ricordasse il Diritto di Natura, contrapposto al diritto del cittadino, il diritto umano, il diritto disumano talvolta. Ma i figli di Antigone sono muti e storditi. Sono dispersi. Sono impegnati a combatter su troppi fronti. Da troppe parti si questiona il Diritto Naturale ed il Diritto alla Vita. E sempre meno militi prendono le armi nel mondo dell’indifferenza. Siamo sopravvissuti, noi pochi, noi felici pochi, noi manipolo di fratelli, ai decenni dell’odio marxista, solo per scoprire che il fuoco non era l’avversario più crudele. Solo per affrontare il Nulla che avanza, armato di Niente e difeso da tutti. Si sono pervertite dapprima le parole, poi le idee ed infine i valori. Tutto in nome di un’indifferenza che prima uccideva per omissione, mentre ora uccide per azione.

Quando l’ultima goccia di veleno avrà invaso il giovane corpo di Laura un altro pezzo di Europa se ne sarà andato. In queste ore il Mondo intero trattiene il fiato per la perdita di Atene. Ma quella di Laura non sarà meno dolorosa, né meno pericolosa. Ad Atene si è raccontata per la prima volta la vicenda di Antigone. A Bruxelles scriveremo un’altra riga della sua conclusione.

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