Di fronte all’episodio avvenuto a Milano, la cronaca giudiziaria lascia rapidamente spazio a una domanda politica che, piaccia o meno, è ormai ricorrente nel dibattito pubblico italiano: quale sarà la reazione del Partito Democratico di fronte a un intervento delle forze dell’ordine che coinvolge un giovane migrante in evidente stato di alterazione?
I fatti sono noti. Un ventenne, entrato senza autorizzazione in un appartamento all’ottavo piano di un edificio di piazza Bonomelli, si è rifiutato di uscire. L’intervento congiunto di carabinieri e vigili del fuoco — reso necessario anche dalla collocazione dell’abitazione — ha portato allo sgombero dell’immobile. Nel corso dell’operazione, il giovane ha aggredito i militari, ferendone uno, e per questo è stato arrestato con accuse gravi: violazione di domicilio, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.
Eppure, nel clima politico attuale, è legittimo domandarsi se l’attenzione non si sposterà rapidamente dal fatto in sé alla sua lettura ideologica. L’accento verrà posto sulla sicurezza di chi subisce un’occupazione abusiva e sull’incolumità degli operatori intervenuti? Oppure prevarrà una narrazione incentrata esclusivamente sulla fragilità del protagonista, descritto come “confuso”, “disorientato”, “in difficoltà”?
La provocazione — nemmeno troppo velata — è questa: si criticherà l’azione delle forze dell’ordine per aver fatto rispettare la legge, invece di “concedere tempo” a un giovane migrante per ambientarsi e recuperare lucidità? Si arriverà a insinuare che lo sgombero fosse evitabile, che l’arresto fosse eccessivo, che la responsabilità ultima non sia dell’aggressore ma del sistema?
È un interrogativo che non nasce dal desiderio di criminalizzare nessuno. Piuttosto, deriva dalla constatazione di un copione già visto. Un copione in cui il confine tra comprensione umana e giustificazione politica diventa sempre più labile. In cui il rischio è quello di delegittimare chi, in uniforme, interviene su richiesta dei cittadini e nel rispetto delle procedure.
Il punto, in fondo, non è negare che esistano situazioni di disagio reale, né ignorare la complessità dei fenomeni migratori. Il punto è chiedersi se, anche questa volta, il dibattito pubblico sceglierà di mettere sotto accusa chi garantisce legalità e sicurezza, piuttosto che interrogarsi seriamente su come prevenire situazioni simili prima che degenerino.
Una domanda scomoda, forse. Ma inevitabile.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.
Molte altre volte purtroppo non accade così tempestivamente…
Comunque, ci sono immobili comunali residenziali e adibiti ad altro che sono irregolarmente occupati da anni di cuo il comune non frega nulla riprenderne possesso per assegnarli in maniera regolare. È l’altro elettorato dei sinistroidi, dopo le pseudo associazioni straniere e per attività di ‘integrazioni’, o il ceto borghese imprenditoriale che ha le mani! nell’edilizia e nel relativo indotto.