Una domanda che ha generato, per anni, non poche incertezze è la seguente: se un giudice ordina il reintegro al lavoro dopo un licenziamento illegittimo, è davvero obbligatorio restituire la Naspi ricevuta durante il periodo di disoccupazione? La risposta definitiva è arrivata di recente dalla Corte di Cassazione ed è una vittoria di sostanza oltre la forma.
Il caso concreto
Un lavoratore aveva percepito la Naspi dopo essere stato licenziato. In seguito, una sentenza gli ha riconosciuto il reintegro: formalmente, per l’INPS la disoccupazione sarebbe “annullata sulla carta” e l’indennità non spettava più, con conseguente richiesta di restituzione. Tuttavia, nella realtà, l’azienda non ha dato mansioni, né stipendio: il reintegro è rimasto solo sulla carta, senza effetti pratici per il lavoratore.
Cosa ha deciso la Cassazione
Con una recente sentenza, la Corte di Cassazione ha sancito un principio chiave: ciò che rileva è lo stato di fatto del lavoratore, non soltanto la formalità del provvedimento giudiziario. Se, nonostante la reintegra, il lavoratore non torna concretamente a lavorare né percepisce stipendio, conserva il diritto alla Naspi e non è tenuto a restituirla.
La Corte ha richiamato il valore costituzionale della protezione sociale – come stabilito dall’art. 38 Cost. – e ha affermato che la disoccupazione “formale” non può cancellare un sostegno economico quando la condizione reale del beneficiario non cambia.
Estensione del principio alla Naspi
Il principio non si applica solo alle vecchie forme di sostegno (come ASpI o mobilità), ma anche alla Naspi – l’attuale indennità di disoccupazione prevista per chi perde involontariamente il lavoro. La Cassazione conferma che solo il ritorno effettivo al lavoro, con stipendio, fa venir meno il diritto alla Naspi.
Che cosa cambia per chi percepisce la Naspi
Chiarezza per i lavoratori: chi viene reintegrato formalmente, ma non riprende realmente il lavoro o non riceve retribuzione, non deve restituire la Naspi.
Nuovo orientamento per l’INPS: in situazioni ambigue, l’Istituto dovrà valutare la realtà concreta e non agire automaticamente con richieste di rimborso.
Tutela rafforzata: il sistema degli ammortizzatori sociali si orienta sempre di più verso una visione sostanziale del bisogno, non solo formale.
Maggiore sicurezza e meno contenziosi: il beneficiario in buona fede potrà far valere i propri diritti con il supporto di un orientamento giurisprudenziale chiaro e solido.
In sintesi
La protezione sociale – come la Naspi – non può essere vanificata da un cavillo giuridico. Anche se il reintegro appare sul piano formale, la tutela economica permane finché non c’è un reale ritorno al lavoro e allo stipendio. Il diritto alla disoccupazione resta attivo fino a che la situazione concreta del lavoratore non cambia.
Per maggiori informazioni: info@mtjust.com

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.
Meno male. Ogni tanto qualcuno alla Cassazione ragiona……
Anni fa sono stato reintegrato sul posto di lavoro mediante sentenza del giudice, ma senza percepire gli arretrati di 18 mensilità che mi sarebbero spettati. L’INPS ha comunque contestato l’indebitamento godimento dell’aspi, nonostante in quel periodo non avessi alcuna entrata economica.