Il Gip di Milano, Luigi Iannelli, ha respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Procura per gli architetti Stefano Boeri e Cino Zucchi, ma ha disposto nei loro confronti una misura interdittiva: il divieto di far parte delle commissioni giudicatrici nei concorsi pubblici per il primo di un anno, per il secondo di otto mesi. Il provvedimento è stato depositato ieri nell’ambito dell’inchiesta per turbativa d’asta e falso sul concorso per la progettazione della Biblioteca europea di informazione e cultura (Beic). Quotidiano.net
Scrive Il Giornale “Nel dettaglio, nei confronti di Stefano Boeri la misura interdittiva gli impedirà “in qualità sia di docente universitario che di professionista esterno, l’attività di comporre commissioni giudicatrici nell’ambito di procedure per l’affidamento di contratti pubblici per la durata di un anno“, vietandogli di concludere contratti con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere prestazioni di pubblico servizio, per la durata di un anno. Il provvedimento del giudice Iannelli vieta inoltre a Cino Paolo Zucchi “in qualità sia di docente universitario che di professionista esterno, l’attività di comporre commissioni giudicatrici nell’ambito di procedure per l’affidamento di contratti pubblici, per la durata di otto mesi“.
Boeri e Zucchi – scrive il gip nell’ordinanza con cui ha disposto le interdittive – hanno ceduto “con grande facilità alla spinta a delinquere” lasciando “trasparire un approccio disinvolto” e “per certi versi proprietario” delle “regole che presidiano l’imparzialità dell’attività amministrativa“. I due archistar e docenti del Politecnico hanno mostrato – sempre secondo il gip – una “leggerezza tale” nel “commettere i reati” da lasciar “intendere che sia proprio questa la modalità ordinaria” con cui partecipano alle “procedure pubbliche“. Nelle 66 pagine di provvedimento si legge che, in particolare, il progettista del Bosco Verticale avrebbe utilizzato “modalità smaccate” come quella di violare “la regola dell’anonimato” e la “cancellazione mirata dei messaggi di whatsapp” nei telefoni sequestrati nel 2023 dalla guardia di finanza o l’utilizzo di “sistemi di messaggistica” come Telegram, “noti proprio per una maggiore discrezione e sicurezza“.
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