Campagna, città, futuro. Sono queste le tre parole chiave del convegno, organizzato ieri mattina dalla Fondazione ‘Campagna Amica’ e da Coldiretti alla Camera di Commercio di Milano, Monza e Brianza, intitolato proprio: “Campagna e città per nutrire il futuro. Il ruolo delle politiche alimentari tra sfide e opportunità“.

L’incontro ha visto anche la partecipazione dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini(in apertura), oltre a quella di Ettore Prandini, presidente nazionale di Coldiretti; Alessandro Rota, presidente della Coldiretti di Milano, Lodi e Monza Brianza; Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio Imprese per l’Italia e presidente della Camera di Commercio metropolitana; Anna Scavuzzo, vicesindaco; Cesare Ferrero, presidente e direttore generale di Sogemi Spa e Carmelo Troccoli, direttore generale di Fondazione Campagna Amica.
Nel susseguirsi degli interventi, sono state descritte le diverse sfaccettature di quell’alleanza che ci deve necessariamente essere tra campagna e città per affrontare le sfide del futuro. Prima di tutte, quella di nutrire una popolazione in aumento in un contesto sempre più urbanizzato. “Nutrire – ha detto l’arcivescovo Mario Delpini, nel suo intervento in apertura di lavori – può essere il luogo dove costruire l’alleanza tra campagna e città”. Non nel senso che “la campagna produce ciò di cui la città si nutre” o che “la città pretende e la campagna deve dare”; ma in un’ottica nuova per cui “la campagna nutre la città e, a sua volta, si nutre dalla città e aspetta da essa contributi scientifici, politici, di organizzazione sociale“. Un rapporto biunivoco, di scambio paritario, in cui si deve riuscire a instaurare, come sottolineato da Cesare Ferrero, presidente e direttore generale di Sogemi spa, “un equilibrio tra le persone, che hanno bisogno di un’alimentazione sana e sufficiente, e la terra che deve produrre abbastanza per tutte loro“.
In questo senso, cruciale risulta il lavoro di Campagna Amica. La Fondazione ha costruito “la più vasta rete al mondo di farmers market sotto lo stesso marchio” (65 mercati coperti in tutta Italia) ha detto il direttore generale, Carmelo Troccoli. Per “ridisegnare dal basso” il sistema globale del cibo, integrando “le politiche locali del cibo con le politiche del cibo locale”, ha aggiunto, “dobbiamo fare in modo che i cittadini possano acquistare i prodotti fatti nelle campagne limitrofi. Il sistema del cibo locale permette alle città di vivere meglio e agli agricoltori di avere maggiore reddito, rimanere nelle campagne e non andare a incrementare la popolazione nelle città che sta diventando insostenibile”.
Una posizione condivisa anche dal presidente nazionale Coldiretti, Ettore Prandini, che ha evidenziato come “non bisogna rincorrere gli altri su una globalizzazione spinta che ci porta a fare tutti le stesse cose, perché lì abbiamo perso”. Sul piano internazionale, ha aggiunto, “contano il costo della manodopera e le dimensioni delle aziende agricole. In Australia, ad esempio, la grandezza media è pari alla provincia di Milano e alcune aziende arrivano a essere estese quanto l’intera regione Lombardia”. Un piano dove l’agricoltura italiana non può competere, a differenza di altri ambiti, come la biodiversità, dove non solo può essere più competitiva ma nel quale è anche tra i primi Paesi al mondo, o come la sostenibilità.
Alessandro Rota, presidente di Coldiretti Milano, Lodi e Monza Brianza, ha sottolineato che, negli ultimi 15 anni, l’Italia ha ridotto del 40% l’utilizzo di fitosanitari. “Un percorso virtuoso – ha sottolineato Rota accennando all’attualità – attivato senza la necessità di ordini dall’alto”. Il convegno è stata anche un’occasione utile per permettere a Coldiretti di confrontarsi con le istituzioni politiche locali: Comune e Regione. Per quest’ultima, l’assessore all’Ambiente e al Clima, Giorgio Maione, ha ricordato che la Lombardia è stata la prima regione italiana a dotarsi di una legge sull’agricoltura urbana, “con la quale sostiene anche nei bandi gli orti urbani attrezzati, le coperture verdi degli edifici e la realizzazione di infrastrutture verdi”. “La pratica agricola in città – ha aggiunto Maione – contribuisce al conseguimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale, di rigenerazione urbana, di risparmio energetico, resilienza ai cambiamenti climatici e incremento del tasso di approvvigionamento degli alimenti a ‘chilometro zero’”.
Il Comune di Milano era rappresentato dalla vicesindaco, Anna Scavuzzo. “Milano guida una rete a livello internazionale di città che sui temi delle politiche alimentari urbane fanno un pezzo dell’agenda politica – ha detto Scavuzzo con particolare riferimento all’EarthshotPrize, il premio internazionale assegnato alle istituzioni, enti, associazioni che adottato soluzioni per proteggere l’ambiente in diversi ambiti di intervento, vinto dalla città nel 2021 grazie alle iniziative messe in campo contro lo spreco alimentare –, è quindi in un dialogo continuo con chi dell’alimentazione fa la sua professione. Promuovere un dialogo proficuo significa anche permettere che ci sia la possibilità di esprimere quelli che sono i bisogni e le necessità di un comparto importante“.
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