Assistere ad un breve ma esaustivo servizio su quanto sta accadendo nel contesto tecnologico, grazie all’avvento dell’I.A. (Intelligenza Artificiale), lascia presagire un futuro ormai molto prossimo in cui nemmeno l’ipotesi di un’era glaciale sarebbe più agghiacciante di quanto potrebbe accadere all’umanità nel giro di pochi anni, se non di pochi mesi.
Abbiamo già scherzato, riso e ironizzato guardando qualche semplice scketch su programmi di intrattenimento serale, dove si intravvede chiaramente quanto pare sia semplice produrre video estremamente realistici utilizzando volti conosciuti, dando loro voci, movenze ed espressioni labiali talmente verosimili che nessuno sarebbe in grado di distinguere l’artificio dalla realtà. Il risultato intuibile ed immediato, senza nemmeno necessità di rifletterci, da goliardico e divertente si trasforma in un gravissimo pericolo per la collettività: immaginiamo che queste tecniche di manipolazione digitale vengano utilizzate da personaggi senza scrupoli in una campagna elettorale, lanciando in rete video artefatti in cui un noto esponente di partito politico rilasci dichiarazioni compromettenti, o calunniose, all’indirizzo di un altrettanto noto esponente della fazione opposta. Quest’ultimo potrebbe non accorgersi per tempo della versione fasulla che lo cita e diffama pubblicamente, provocando una reazione contro l’ignaro avversario e il suo partito, che in realtà non ha mai rilasciato le dichiarazioni incriminate…
Immaginiamo poi che eventi simili si verifichino in ambito di politica internazionale: il rischio di esplosive crisi diplomatiche si moltiplicherebbe a dismisura.
Ma anche senza ricorrere ad esempi tanto terrificanti, le stesse conseguenze a catena potrebbero distruggere amicizie, rapporti di lavoro, affetti famigliari e creare un clima di tensioni e caos inverosimile, se tutto questo correre a perdifiato delle avanzatissime tecnologie digitali finissero a disposizione di chiunque in rete, senza un sistema di filtraggio e controllo di massima efficienza e rapidità.
Le analogie le troviamo andando a scavare negli albori della comunicazione con l’avvento della rete Internet, poi dei cellulari e di tutti gli strumenti elettronici in grado di metterci in comunicazione con chiunque, in tempo reale, dall’altro emisfero del pianeta; ciò che è accaduto da allora, più o meno a metà degli anni novanta, ad oggi, ci mette di fronte ad una evidente doppia faccia dell’era digitale: da un lato, a chi ne ha fruito per incrementare le proprie conoscenze tecnologiche, scientifiche, geografiche, storiche e culturali in genere, ha offerto concreti vantaggi e prodotto maggior capacità di dialogo e comunicativa sociale, migliorato competenze generiche in svariati campi, dalla politica al sociale, alle conoscenze relative al management domestico, alla mobilità, alla viabilità, alla gestione dei periodi di vacanza, ed altro ancora. Dal lato opposto, purtroppo, ha invece fatto emergere in molti settori il lato peggiore e più truce dell’animo umano, evidenziando l’uso prepotente, sregolato e invasivo dei social, ormai traboccanti di persone sconosciute, in aperto dissenso tra loro anche senza mai aver scambiato prima una sola sillaba: troppo spesso è sufficiente un minimo accenno ad una ideologia, un pensiero o un giudizio diverso da quello che si ritiene essere giusto (il proprio), per scatenare guerriglie verbali a colpi di insulti, minacce e diffamazioni, seminando odio virtuale di cui si nutrono in quantità i cosiddetti “haters” del web. Bene, se ora trasferiamo questo iter su una piattaforma virtuale che simula esseri viventi, come già in atto in diverse parti del mondo per il fenomeno degli “influencer”, e proviamo ad immaginare uno scenario in cui sia molto complicato smascherare un personaggio pubblico virtuale che viene spacciato per reale, in quanto in grado di dialogare, rispondere e argomentare come un essere vivente. E che questo personaggio, a cui il creatore affida un messaggio assolutamente fraudolento che viene diffuso su larga scala, non possa essere smentito tempestivamente dalla sua controfigura biologica. Non mi dilungo ad elencarne le possibili conseguenze, tanto le ritengo ovvie, ma invito a leggere quanto emerso dal convegno di Davos, il WEF (World Economic Forum), di cui allego uno stralcio significativo in relazione a quanto contenuto nella presente riflessione.
La top 10 dei rischi globali nel 2024: al primo posto disinformazione ed eventi estremi
Nella classifica dei peggiori rischi relativi al 2023-2024, al primo posto troviamo “Misinformation e Disinformation”, letteralmente “misinformazione e disinformazione”. La prima non è altro che una sottocategoria della seconda o, meglio, la sua versione “benevola” in quanto riguarda la divulgazione di contenuti non veritieri non presuppone alcun intento malevolo. Il pericolo è particolarmente vivo e presente nel 2024 dei tanti impegni elettorali, dalle avvenute presidenziali di Taiwan al voto in Russia e negli Stati Uniti, passando per le elezioni europee (qui trovate tutte le date). Secondo gli studiosi, l’uso diffuso della disinformazione “può minare la legittimità dei governi appena eletti e i disordini che ne deriveranno potrebbero variare da proteste violente e crimini d’odio a scontri civili e terrorismo”.
Vorrei sbagliarmi, ma siamo una umanità su un binario estremamente critico, in equilibrio precario e con una situazione geopolitica attuale già di per sè molto in subbuglio sul pianeta. Se c’è una via per l’estinzione, questa temo sia la più breve e ingloriosa. Se un Dio esiste, ci perdoni…
