Gli aerei volano veloci, ma le “voci” ancor di più. Prima di arrivare a parlare delle “voci”, giusto due dati. Senza elencare i noiosissimi numeri. Che ci sono. Le tratte più redditizie sui cieli italiani sono quelle per la Sicilia da/per Roma e da/per Milano (Linate, Malpensa e Bergamo). Oltre a queste tratte, l’altra molto redditizia è la Milano Malpensa/New York. Tutte calcolate in termini di numeri di seggiolini offerti, di numeri di passeggeri, di numeri di voli giornalieri, di numeri di compagnie aeree operanti e di numeri economici quali i ricavi.
Visto che ci fregiamo di avere una compagnia aerea che ampollosamente chiamiamo di bandiera, è ovvio pensare che la nostra costosissima compagnia di bandiera primeggi sia nei voli domestici nord/sud che in quelli intercontinentali per la Grande Mela. No. La nostra compagnia di bandiera non primeggia. Né nei voli domestici né in quelli per New York. Continua a primeggiare però per le perdite di esercizio. Ma quelle poco importano, perché tanto quelle perdite sono giornalmente coperte con i soldi nostri. Da Malpensa ITA (che sarebbe la nostra compagnia di bandiera) opera solo voli per New York. Niente Sicilia. Neanche da Bergamo. Voli che invece opera in regime esclusivo da Linate. Pochi rispetto ai voli operati da Malpensa e da Bergamo per Palermo, Catania, Trapani e Comiso dalle maledette Low Cost, che se non ci fossero sarebbe meglio per ITA e molto peggio per tutti noi.
Fin qui sono i dati. Le compagnie aeree che operano con voli no-stop (senza scalo) da Malpensa da/per New York sono, oltre a ITA, l’altra italiana NEOS, le statunitensi American Airlines, United Airlines, Delta Airlines, la francese La Compagnie e, per ultima ma non ultima, Emirates che è di Dubai. Poi c’è una miriade divoli diretti per New York (voli con scali intermedi ma sempre della stessa compagnia) operati un po’ da tutte le compagnie aeree, quali la francese Air France, la tedesca Lufthansa, l’inglese British, la spagnola Iberia, la portoghese TAP, l’olandese KLM, la svizzera Swiss, e anche la turca Turkish. E altre ancora. Imbarcano passeggeri a Milano per i loro Hub e da lì in transito sui loro voli intercontinentali per New York. È questione di tariffe offerte e di saperle vendere.
Tralasciando le opinioni, i dati ci dicono che nei voli domestici, le stramaledette Low Cost neanche la vedono la nostra costosissima compagnia di bandiera. Nei voli intercontinentali no-stop per New York, chi primeggia non è una compagnia italiana, non è una compagnia statunitense, non è una compagnia comunitaria, ma Emirates. Che vola in Quinta Libertà. Che vuol dire? Senza entrare nei tecnicismi delle regole economiche del trasporto aereo, le Libertà dell’Aria sono cinque. La Prima e la Seconda sanciscono la libertà di un aereo immatricolato in un Stato di sorvolare e di atterrare per motivi tecnici nel territorio di un altro Stato. Adesso fanno sorridere, ma furono scritte nel 1919, quando fino all’anno prima tutto ciò che volava nei cieli europei veniva abbattuto. Uccelli compresi. La terza sancisce la libertà, per un aereo immatricolato in uno Stato, di imbarcare passeggeri posta e merci nel proprio Stato e sbarcarli nel territorio di un altro Stato. ITA imbarca passeggeri in Italia e li sbarca negli USA. La Quarta è la libertà di un aereo immatricolato in uno Stato, di imbarcare passeggeri posta e merci nel territorio di un altro Stato e sbarcarli nel proprio. In pratica il volo di ritorno.
Nel 1944 oltre a queste indicarono la quinta Libertà dell’Aria. Quella di trasportare passeggeri posta e merci fra due Stati diversi da quello di appartenenza del volo. Emirates che vola fra l’Italia e gli USA. Presuppone, la quinta Libertà, un accordo trilaterale fra gli stati interessati. A rigore ITA potrebbe volare fra Dubai e New York no-stop, e un vettore statunitense fra Italia e Dubai. Poiché né ITA né i vettori statunitensi lo fanno, è probabile che le contropartite economiche siano altre. Che sia che noi inviamo arance a Dubai e riceviamo datteri freschi? Mah… Fatto sta che una compagnia medio orientale primeggia a Malpensa per quantità di passeggeri trasportati e per qualità di servizi offerti verso gli USA.
Ultimamente in tutto ciò si è innescata la trattativa ITA/Lufthansa per la cessione del pacchetto azionario, e speriamo anche dei costi, di ITA ai Tedeschi. Da quanto si è capito, il piano industriale fatto dai tedeschi prevedrebbe che ITA germanica lasci a Lufthansa i preziosissimi slot su Linate e operi i voli intercontinentali esclusivamente da Fiumicino per le tratte verso l’Africa, l’Asia e l’America Latina (tutte destinazioni ambitissime per noi italiani che non vediamo l’ora di volare verso HoChiMinh City, Kathmandu, Accra e Asunción).Ed ecco le “voci”. Parrebbe che dal prossimo mese di gennaio 2024 ITA lasci Malpensa con l’unico vola che ha, quello per New York. Volo che fa felici in termini di ricavi le altre compagnie aeree che lo effettuano. Sono convinto che nessuno di noi, nella dannata ipotesi che l’abbandono si verificasse, darebbe in escandescenza o rifiuterebbe il cibo fino a morirne. Resta comunque l’amarezza di avere (e di continuare tutt’oggi) alimentato coperture di perdite economiche della nostra compagnia di bandiera, che chi ci capisce seriamente di economia dei trasporti valuta in un milione e mezzo di euro al giorno. Per ogni giorno, domeniche e festivi compresi.
Giombattista Scapellato (La Prealpina)
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