Mattarella: bacchettate a politici e magistrati: “Manca progettualità, la giustizia così perde credibilità”

Attualità

Sergio Mattarella inizia il suo mandato bis alla guida del Colle bacchettando politici magistrati, colpevoli da una parte di mancata progettualità dall’altra di aver dato vita a “un terreno di scontro che ha sovente fatto perdere di vista gli interessi della collettività” mettendo in secondo piano le “pressanti esigenze di efficienza e di credibilità”. Il Presidente, completo scuro e cravatta blu, ha giurato “di essere fedele alla Repubblica e di osservare lealmente la Costituzione” alle 15.30 alla Camera, tra gli applausi dei Grandi Elettori, protagonisti della scellerata settimana politica appena trascorsa. Settimana che lo stesso Mattarella, interrotto più volte da lunghi applausi, soprattutto quando ha affrontato il tema della riforma della Giustizia, ha definito “travagliata” anche per lui.

Mattarella, salutato dal presidente della Camera Roberto Fico e dalla presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati (che ha coltivato per qualche ora il sogno di sostituirlo al Colle), ricorda gli ultimi sette giorni della politica italiana, quelli che hanno portato nuovamente alla sua elezione, sottolineando che mentre gli italiani “si attendono dalle istituzioni della Repubblica garanzia di diritti, rassicurazione, sostegno e risposte concrete al loro disagio”, le stesse attese “sarebbero state fortemente compromesse dal prolungarsi di uno stato di profonda incertezza politica e di tensioni, le cui conseguenze avrebbero potuto mettere a rischio anche risorse decisive e le prospettive di rilancio del Paese impegnato a uscire da una condizione di grandi difficoltà”. Poi la mazzata ai partiti e alle divisioni croniche: “Leggo questa consapevolezza nel voto del Parlamento che ha concluso i giorni travagliati della scorsa settimana. E’ questa stessa consapevolezza la ragione del mio sì e sarà al centro del mio impegno di Presidente della nostra Repubblica nell’assolvimento di questo nuovo mandato”.

Poi l’attacco, più che appello, al potere giudiziario italiano che da anni è chiamato a un “profondo processo riformatore”. Parole durissime quelle del capo dello Stato e presidente del Consiglio Superiore della Magistratura: “Rivolgo un saluto rispettoso alla Corte Costituzionale, presidio di garanzia dei principi della nostra Carta. Nell’inviare un saluto alle nostre Magistrature – elemento fondamentale del sistema costituzionale e della vita della nostra società –mi preme sottolineare che un profondo processo riformatore deve interessare anche il versante della giustizia”. (Il Riformista)

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