Mentre l’Iran è, ormai dallo scorso 9 gennaio, nell’isolamento digitale forzato, la strategia del regime per soffocare le proteste si fa più aggressiva. Non si tratta più solo di rallentamenti, ma di un blocco quasi totale che ha colpito le principali città come Teheran e Mashhad. Secondo i dati di NetBlocks, l’attuale intensità delle restrizioni non ha precedenti, superando persino i blackout attuati durante le crisi del 2019 e del 2025.
La controffensiva contro Starlink
La vera novità di questa fase è la “guerra elettronica” dichiarata al segnale satellitare. Per neutralizzare Starlink, considerato l’ultima risorsa per attivisti e manifestanti, le autorità hanno schierato jammer militari. Doug Madory, analista di Kentik, ha evidenziato come il disturbo delle frequenze sia riuscito a degradare l’uplink e il downlink di Starlink fino all’80% in poche ore, rendendo la connessione satellitare estremamente difficile per i non esperti.
Il fallimento delle VPN e la vulnerabilità dei tunnel
Nelle prime ore del blackout, molti cittadini tentano di forzare il blocco tramite VPN e server proxy. Tuttavia, l’efficacia di questi strumenti è ormai limitata: i firewall nazionali riconoscono i protocolli di tunneling e bloccano gli indirizzi IP quasi in tempo reale. Questo crea una connessione “a singhiozzo”, dove l’accesso al web globale appare e scompare in brevi finestre temporanee, costringendo gli utenti a una continua e spesso vana ricerca di nuovi server funzionanti.
Mesh Network: la comunicazione punto-a-punto
In assenza di infrastrutture funzionanti, i giovani iraniani si affidano alle “reti a maglia” o mesh network. Queste tecnologie trasformano ogni singolo smartphone in un ripetitore locale, creando una catena di comunicazione che non dipende da Internet né dai ponti radio della telefonia mobile.
Il funzionamento si basa su pochi principi chiave:
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Comunicazione locale: App come Bridgefy utilizzano il Bluetooth e il Wi-Fi Direct per scambiare messaggi direttamente tra telefoni vicini (fino a 100 metri).
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Effetto moltiplicatore: In contesti di folle dense, ogni dispositivo rilancia il messaggio a quello successivo, permettendo all’informazione di coprire distanze superiori al chilometro.
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Limiti e rischi: Se la folla si disperde, la rete si interrompe immediatamente. Inoltre, poiché i dati transitano su dispositivi altrui, queste reti sono vulnerabili a intercettazioni locali, rendendole utili per il coordinamento in piazza ma rischiose per lo scambio di dati sensibili.
In questa cornice di isolamento, la comunicazione in Iran è diventata una questione di prossimità fisica: se il regime spegne il cielo digitale, i manifestanti cercano di restare uniti accendendo reti invisibili terra-terra.
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