Malfunzionamento ANAC: servizi riaperti ma gli appalti restano nel caos

Attualità

Dopo quattro giorni di blackout totale per la migrazione al cloud, l’Autorità Anticorruzione ammette: “Sussistono malfunzionamenti”. Stazioni appaltanti e operatori economici nel caos, impossibile pubblicare bandi e partecipare alle gare.

È rientrato l’allarme, ma non è tornata la normalità. L’Autorità Nazionale Anticorruzione ha riaperto i battenti lunedì 25 novembre dopo quattro giorni di blackout totale, ma la situazione resta critica: i servizi presentano malfunzionamenti che l’Autorità sta ancora cercando di risolvere.

Infatti, con il nuovo assetto normativo, il binomio ANAC nuovo Codice Appalti ha reso il funzionamento delle piattaforme digitali un passaggio centrale per l’intero sistema delle gare pubbliche, incidendo direttamente sull’operatività quotidiana di stazioni appaltanti e operatori economici.

Il nuovo ruolo svolto da ANAC nel Codice dei contratti pubblici è confermato anche dalle analisi di Telemat, l’azienda specializzata nella ricerca e selezione dei bandi di gara, che da anni monitora l’evoluzione normativa e gli effetti concreti delle regole sugli appalti pubblici, rendendo ancora più evidente l’impatto di eventuali interruzioni dei servizi.

Un silenzio assordante che ha infatti paralizzato l’intero ecosistema degli appalti pubblici italiani, lasciando stazioni appaltanti, operatori economici e professionisti del settore completamente al buio.

Sito ANAC non funziona: quattro giorni di blackout totale

Dal 21 al 25 novembre, dalle ore 8 del mattino, la maggior parte dei servizi e delle piattaforme ANAC sono rimasti completamente inaccessibili. La ragione ufficiale? La migrazione dei servizi sul Cloud del Polo Strategico Nazionale, un’operazione presentata come necessaria per garantire maggiore sicurezza ed efficienza.

Ma quello che doveva essere un intervento tecnico programmato si è trasformato in un incubo per migliaia di utenti che dipendono quotidianamente da questi servizi. Durante questi quattro giorni di stop forzato, nessuna piattaforma digitale dell’Autorità è stata accessibile. La Piattaforma dei Contratti Pubblici, il cuore pulsante del sistema che permette di acquisire i codici CIG necessari per qualsiasi procedura di gara, è rimasta spenta.

Il Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico, lo strumento attraverso cui vengono verificati i requisiti delle imprese, inaccessibile. Il sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti, il portale dei pagamenti, le piattaforme di trasparenza: tutto fermo.

Un blocco totale che ha reso impossibile non solo avviare nuove procedure, ma anche gestire quelle in corso. L’impatto è stato devastante. Pubbliche amministrazioni pronte a pubblicare bandi di gara si sono trovate bloccate. Operatori economici impossibilitati a presentare offerte o a verificare lo stato delle procedure in cui erano coinvolti. Professionisti del settore, dagli avvocati ai commercialisti, dai consulenti agli ingegneri, costretti a rimandare attività urgenti. E tutto questo in un momento in cui il sistema degli appalti pubblici dovrebbe invece accelerare per garantire l’attuazione degli investimenti previsti dal PNRR.

Malfunzionamento piattaforma ANAC: servizi riaperti ma ancora instabili

Il 25 novembre, puntuale come annunciato, ANAC ha riaperto i servizi. Ma l’entusiasmo è durato poco. Nell’avviso ufficiale pubblicato sul sito istituzionale, l’Autorità ha ammesso candidamente che “allo stato attuale sussistono alcuni malfunzionamenti” e che “si sta lavorando alla loro definitiva risoluzione“.

Una comunicazione sibillina che non specifica quali servizi siano ancora problematici, né tantomeno quando si prevede il ripristino completo delle funzionalità. È un’ammissione che suona più come una dichiarazione di impotenza che come un impegno concreto. Nel frattempo, chi lavora nel settore degli appalti pubblici è costretto a navigare a vista, sperando che il servizio di cui ha bisogno sia tra quelli funzionanti.

Un tentativo, un errore, un altro tentativo. Una roulette russa digitale in cui non si sa mai se la prossima operazione andrà a buon fine o se si imbatterà in uno dei misteriosi malfunzionamenti di cui parla ANAC.

Malfunzionamento ANAC e conseguenze sul sistema degli appalti pubblici

La situazione sta creando un effetto domino devastante. Senza accesso ai servizi dell’Autorità, le stazioni appaltanti non possono pubblicare nuovi bandi, non possono acquisire i codici CIG, non possono verificare i requisiti degli operatori economici, non possono trasmettere le schede obbligatorie alla Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici.

Per gli operatori economici, lo scenario è altrettanto preoccupante: impossibile partecipare a nuove gare, aggiornare il proprio fascicolo virtuale, verificare comunicazioni importanti. Ma questo non è un caso isolato. Chi lavora nel settore sa bene che i problemi con i sistemi ANAC non sono certo una novità.

L’Autorità ha già segnalato criticità nella digitalizzazione delle procedure di gara e nella trasmissione dei dati, problemi emersi già nel primo anno di applicazione del nuovo Codice degli Appalti. I malfunzionamenti nelle interazioni con i servizi sono ormai all’ordine del giorno.

Chi utilizza piattaforme private che si interfacciano con i sistemi dell’Autorità conosce bene la sequenza infinita di codici errore: ERR128, GEN005, SEC05, ERR9999, e tanti altri ancora. Anomalie che impediscono il normale svolgimento delle attività e costringono a continui tentativi, perdite di tempo, stress operativo.

Malfunzionamento piattaforma ANAC e fallimento della transizione digitale

La migrazione al Polo Strategico Nazionale, in teoria, dovrebbe rappresentare un passo avanti nella modernizzazione della Pubblica Amministrazione. Dovrebbe garantire standard elevati di sicurezza, efficienza e continuità operativa, in linea con la strategia nazionale di digitalizzazione. Ma i fatti raccontano una storia diversa.

Un’operazione che doveva durare quattro giorni ha lasciato strascichi indefiniti, con servizi che funzionano a singhiozzo e nessuna comunicazione chiara sui tempi di ripristino completo. Il paradosso è evidente e imbarazzante: un’Autorità che dovrebbe vigilare sulla corretta esecuzione degli appalti pubblici, che dovrebbe garantire trasparenza ed efficienza nelle procedure di gara, si trova essa stessa nell’impossibilità di assicurare il funzionamento dei servizi essenziali per lo svolgimento di queste procedure. .

Come può ANAC sanzionare una stazione appaltante per ritardi o inefficienze quando è la prima a non garantire l’operatività dei propri sistemi? Ciò che più colpisce in questa vicenda è l’assenza di comunicazioni dettagliate e trasparenti.

Nessun bollettino sullo stato dei servizi, nessuna indicazione precisa sui tempi di ripristino, nessuna scusa formale per i disagi arrecati. Solo quel laconico “si sta lavorando alla loro definitiva risoluzione” che lascia tutti nell’incertezza.

Procedure di gara nel limbo e scadenze a rischio

Quando finirà il malfunzionamento ANAC? Quali servizi sono ancora problematici? Cosa succede alle procedure che hanno scadenze proprio in questi giorni? Ci saranno proroghe? Chi si assumerà la responsabilità per eventuali danni causati dai disservizi? Domande legittime a cui, al momento, non c’è risposta.

E mentre ANAC lavora silenziosamente alla risoluzione dei problemi, migliaia di procedure di gara rischiano di accumulare ritardi, scadenze potrebbero non essere rispettate, investimenti pubblici potrebbero subire rallentamenti.

L’intero sistema degli appalti pubblici italiani, già notoriamente complesso e farraginoso, già messo sotto pressione dalla necessità di implementare rapidamente i progetti del PNRR, subisce un ulteriore colpo alla sua efficienza.

Il settore degli appalti pubblici vale decine di miliardi di euro all’anno. È il motore attraverso cui lo Stato realizza infrastrutture, servizi, investimenti strategici. Ogni giorno di blocco o malfunzionamento ANAC si traduce in ritardi, costi aggiuntivi, opportunità perse.

E nel frattempo, mentre la tecnologia dovrebbe semplificare e velocizzare i processi, rischia di diventare l’ennesimo ostacolo burocratico da superare, l’ennesima complicazione in un sistema già abbastanza complicato.

La vicenda solleva anche interrogativi più ampi sulla gestione della trasformazione digitale nella Pubblica Amministrazione italiana. La migrazione al cloud è certamente necessaria e auspicabile, ma deve essere gestita con professionalità, pianificazione accurata, comunicazione trasparente.

Non si può paralizzare un intero settore per giorni e poi lasciare gli utenti nell’incertezza senza fornire informazioni chiare sui problemi riscontrati e sui tempi di soluzione. Al momento della chiusura di questo articolo, ANAC non ha risposto alle richieste di chiarimenti inviate dalla nostra redazione.

I servizi restano parzialmente funzionanti, i malfunzionamenti ANAC continuano a essere segnalati dagli utenti, e nessuno sa con certezza quando si tornerà alla piena operatività. Nel frattempo, chi lavora nel settore degli appalti pubblici continua a navigare nella nebbia, sperando che domani vada meglio di oggi, che il prossimo tentativo di collegarsi ai servizi vada a buon fine, che la procedura urgente possa finalmente essere portata a termine.

Una situazione paradossale e inaccettabile per un’Autorità che dovrebbe rappresentare un punto di riferimento per efficienza e trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche. Una lezione che, si spera, possa servire per evitare che episodi simili si ripetano in futuro, perché il costo di questi disservizi non si misura solo in termini economici, ma anche in termini di credibilità e fiducia nelle istituzioni.

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