Milano, il grido di libertà dei venezuelani: “Con la cattura di Maduro la fine di un incubo”

Milano

Ieri pomeriggio, sotto il cielo di Piazza Castello, Milano non ha ospitato solo una manifestazione politica, ma un vero e proprio rito di liberazione. Centinaia di venezuelani residenti in Lombardia si sono ritrovati per celebrare quello che molti descrivono come il giorno più atteso: la fine del potere di Nicolás Maduro.

Tra le bandiere tricolori con le otto stelle e i volti rigati dalle lacrime, non c’erano solo slogan, ma storie di vita segnate profondamente. In piazza c’era chi ha dovuto abbandonare tutto — affetti, case e professioni — per sfuggire alla repressione, e chi oggi stringeva lo smartphone per mostrare le foto di familiari che non ci sono più o che sono stati ingiustamente detenuti nelle carceri del regime.

Accanto al Presidente dell’Associazione Venezuelani di Milano avv. Stefano Tonini e a Mercedes Vasquez Antonioni, Presidente di Insieme per Venezuela, la sentita partecipazione di molte figure istituzionali, a testimonianza di una vicinanza che supera i confini nazionali. Tra i presenti sono intervenuti l’europarlamentare Carlo Fidanza (FdI) e il senatore Ivan Scalfarotto (Italia Viva), insieme ai consiglieri comunali Francesco Rocca (FdI) e Alessandro De Chirico (FI). Hanno portato il loro sostegno anche Simone Orlandi, segretario cittadino di FdI, Fabrizio De Pasquale, vicesegretario di Forza Italia Milano, e Alessandro Litta Modigliani, Presidente dell’Associazione Ponte Atlantico.

Il peso della memoria e la gioia del riscatto

Il raduno, organizzato dalla Piattaforma Unitaria Democratica, è stato un mosaico di testimonianze silenziose ma potenti. Per molti dei presenti, l’arresto di Maduro non è solo un fatto di cronaca internazionale, ma il simbolo della giustizia che finalmente bussa alla porta di chi ha subito torture, persecuzioni o l’umiliazione della fame in una terra un tempo prospera.

“Siamo qui per chi non ha più voce,” diceva un cartello tenuto da una giovane donna, fuggita da Caracas pochi anni fa. “Non festeggiamo un atto politico, festeggiamo la possibilità di poter finalmente tornare a casa e riabbracciare i nostri cari in un Paese libero.”

Un ponte tra Milano e Caracas

Mentre in altre parti della città il dibattito si divideva su questioni geopolitiche, in via Beltrami prevaleva il sentimento di appartenenza a una comunità che non ha mai smesso di lottare per la verità sul voto del luglio 2024. La richiesta di libertà per i prigionieri politici è risuonata forte, a ricordare che il cammino verso la democrazia è appena iniziato, ma che da oggi il peso che opprimeva il cuore di migliaia di esuli è un po’ più leggero.

Milano ha ascoltato, in silenzio, l’urlo di gioia di un popolo che per troppo tempo ha conosciuto solo l’esilio e la sofferenza, e che ora guarda al futuro con la dignità di chi ha finalmente visto riconosciuti i propri diritti.

Fra i partecipanti Fabrizio De Pasquale e Alessandro De Chirico (FI)

1 thought on “Milano, il grido di libertà dei venezuelani: “Con la cattura di Maduro la fine di un incubo”

  1. Bellissimo articolo, grazie per aver dato voce al nostro grido di libertà. Essere stata lì presente è stato un onore: oggi sentiamo davvero che l’incubo sta per finire. Nicolás Maduro non è stato un leader, ma un criminale che per anni ha calpestato i diritti umani, distrutto l’economia e costretto milioni di noi all’esilio per sfuggire alla fame e alla repressione. La sua cattura è l’atto di giustizia che aspettavamo da decenni. Un profondo ringraziamento al Presidente Donald Trump per la determinazione e il coraggio in questa operazione storica. Finalmente vediamo la luce della libertà. ¡Viva Venezuela libre!

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