Quindicenne difende l’amico e viene accoltellato al volto: l’ombra delle lame sui giovanissimi a Milano

Milano

Ancora una rapina ai danni di un minorenne e, come sempre più spesso accade a Milano, la violenza è passata per la punta di una lama. L’episodio è avvenuto nel pomeriggio di ieri in un parchetto di viale Sarca, alla periferia nord della città, a breve distanza dal polo commerciale e universitario della Bicocca.

Due quindicenni sono stati avvicinati da un coetaneo che, brandendo un coltello, ha intimato a uno dei due di consegnargli il giubbotto. Di fronte alla minaccia, l’amico è intervenuto per tentare una difesa; il rapinatore ha risposto colpendo il giovane due volte, al volto e al torace, per poi dileguarsi. Sul caso indagano i carabinieri della compagnia Monforte e del Nucleo radiomobile, che hanno raccolto la testimonianza delle vittime. Il ragazzo ferito è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Niguarda: le sue condizioni sono gravi, ma fortunatamente non è in pericolo di vita.

Una scia di violenza senza precedenti

L’episodio di viale Sarca è solo l’ultimo di una serie preoccupante. A Milano, l’uso di armi bianche tra i minori sta diventando una costante drammatica. Solo lo scorso dicembre, in via San Gregorio, un quindicenne è stato accerchiato da un gruppo di coetanei e spogliato di tutto: telefono, portafoglio e persino le scarpe. Gli aggressori lo avevano costretto a chiamare il padre per ricaricare la carta prepagata sotto minaccia di morte: “Se non ci metti i soldi lo ammazziamo”. In quel caso, la geolocalizzazione ha permesso ai carabinieri di arrestare quattro giovani, tre di origine straniera e una ragazza italiana di 15 anni.

Episodi simili hanno colpito anche studenti più grandi, come il ventiduenne della Bocconi accoltellato lo scorso ottobre da un gruppo di ragazzi tra i 14 e i 20 anni per soli 50 euro. Un’efferatezza che, come sottolineato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, segna una recrudescenza non solo nei numeri, ma nella brutalità delle modalità d’azione.

La società del coltello: il malessere dei giovanissimi

Questi episodi sollevano interrogativi profondi sul perché un adolescente scelga di girare armato di coltello. Non si tratta più solo di criminalità predatoria, ma di un sintomo di un profondo malessere sociale e psicologico.

  • L’arma come feticcio di potere: In contesti urbani dove il senso di appartenenza è fragile, il coltello diventa uno strumento per “esistere” e incutere rispetto immediato. È una scorciatoia brutale per colmare un vuoto di identità e autorità.

  • La banalizzazione della violenza: Influenzati spesso da modelli culturali che estetizzano la vita di strada e il conflitto (dal web ai social media), molti giovanissimi sembrano aver perso la percezione del valore della vita altrui e delle conseguenze legali e morali dei propri gesti.

  • Lo sfaldamento dei presidi educativi: La facilità con cui si passa dalla minaccia verbale all’accoltellamento indica una carenza di filtri emotivi. Quando la scuola e la famiglia non riescono più a offrire alternative o contenimento, il “linguaggio della lama” diventa l’unico modo per comunicare rabbia o bisogno.

Questa deriva trasforma le zone della movida e i parchi periferici in scenari di una guerriglia tra adolescenti, dove il confine tra il gioco tragico e la tragedia reale si fa sempre più sottile, lasciando una città ferita non solo nei corpi dei suoi ragazzi, ma nel suo senso di sicurezza collettiva.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.