Una strage silenziosa: oltre la paura. L’inefficacia dei divieti. Esistono alternative?

Zampe di velluto

L’eco dei festeggiamenti per l’inizio del 2026 si sta spegnendo, ma per migliaia di famiglie e volontari resta il sapore amaro di un bollettino di guerra che si ripete, identico, ogni anno. Nonostante le ordinanze comunali, i divieti e le campagne di sensibilizzazione, la notte di Capodanno continua a trasformarsi in un incubo per gli animali, domestici e selvatici. Ecco un’analisi della situazione e del perché, purtroppo, i messaggi di civiltà sembrano cadere nel vuoto.

Per un animale, il fragore dei botti non è “festa”. È la percezione di una minaccia imminente e inspiegabile. Cani e gatti hanno un apparato uditivo infinitamente più sensibile del nostro: un petardo esploso nelle vicinanze equivale, per loro, al boato di un bombardamento a distanza ravvicinata.

  • Morti di spavento: Non è un’esagerazione giornalistica. Lo stress estremo provoca un picco di adrenalina e cortisolo che può portare al collasso cardiocircolatorio, specialmente in soggetti anziani o cardiopatici.
  • Fughe disperate: Il panico indotto dalle esplosioni annulla l’orientamento. Molti cani scavalcano recinzioni altissime o rompono guinzagli, finendo investiti dalle auto nel tentativo di scappare dal rumore.
  • La fauna selvatica: È la vittima più invisibile. Gli uccelli, spaventati dalle luci e dai boati, si alzano in volo nel buio totale, andando a sbattere contro cavi dell’alta tensione, palazzi o alberi. Molti muoiono per il trauma o per l’energia consumata nel tentativo di fuga durante le gelide notti invernali.

Ogni anno assistiamo allo stesso paradosso: decine di sindaci firmano ordinanze che vietano l’uso di petardi, ma le città continuano a tremare sotto i colpi di mortaretti e fuochi d’artificio illegali.

Perché gli incitamenti non funzionano?

  1. Mancanza di controlli: Senza pattuglie dedicate a sanzionare chi trasgredisce, l’ordinanza resta un pezzo di carta.
  2. Cultura del “si è sempre fatto”: Per una fetta della popolazione, il rumore è sinonimo di allegria, e la sofferenza animale viene declassata a “fastidio trascurabile”.
  3. Vendita illegale: Il mercato nero dei fuochi d’artificio è ancora troppo florido e difficile da estirpare.

    Il dato reale: Ogni anno in Italia si stimano migliaia di animali morti o smarriti tra il 31 dicembre e il 1° gennaio. Un prezzo altissimo pagato per pochi minuti di divertimento anacronistico.

    La tecnologia offre soluzioni che permetterebbero di festeggiare senza spargimenti di sangue. I fuochi d’artificio silenziosi o gli spettacoli di droni e laser garantiscono la stessa spettacolarità visiva eliminando l’impatto acustico devastante.

    Finché non ci sarà una legge nazionale chiara e severa che superi le fragili ordinanze locali, continueremo a contare le vittime di una tradizione che ha smesso di essere festosa per diventare crudele.

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