Linea Piantedosi: interventi lampo entro 24 ore
Il mandato del ministro dell’Interno è perentorio: ripristinare la legalità senza eccezioni. Il Viminale ha messo nel mirino 126 immobili occupati in tutta Italia, seguendo un protocollo di “tolleranza zero”. Se per le occupazioni storiche le Prefetture procedono secondo un ordine progressivo, per i nuovi tentativi di abuso la direttiva è drastica: sgombero immediato entro 24 ore. Una strategia che, secondo Piantedosi, ha già azzerato la nascita di nuovi presidi illegali.
La geografia delle occupazioni Dopo i casi Leoncavallo e Askatasuna, il Ministero stringe i tempi sulla galassia anarchica e antagonista. La mappa del dissenso illegale si concentra soprattutto in:
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Lazio: 49 occupazioni (tra cui spiccano a Roma il Forte Prenestino e lo Spin Time all’Esquilino).
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Lombardia: 24 immobili (23 solo a Milano).
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Campania: 15 realtà.
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Altre regioni: Presenze significative in Toscana (9), Sicilia (8, incluso lo Spazio Libero Cervantes), Piemonte (6, con lo storico El Paso a Torino) e nel resto d’Italia.
Politica e antagonismo: il nodo delle connivenze. Il Viminale punta il dito contro quella che definisce una storica mancanza di volontà politica e una “connivenza” tra settori della sinistra e il mondo antagonista. Il caso torinese di Askatasuna è emblematico: un centro sociale che ha tentato la via della legalizzazione tramite patti con il
Comune, sostenuto da una rete che unisce collettivi studenteschi, movimenti Pro-Pal e gruppi No Tav. La tensione resta alta, come confermano le parole del leader di Askatasuna, Giorgio Rossetto: “Faremo di Torino la nuova Val Susa”.
Non solo estrema sinistra Sebbene la stragrande maggioranza dei 126 siti faccia riferimento all’area antagonista, la lista del Viminale non risparmia l’estrema destra. Tra gli obiettivi figurano infatti anche la sede di CasaPound a Roma e lo Spazio Libero Cervantes a Catania. Nonostante l’attenzione mediatica si concentri spesso solo su questi ultimi, il piano del Ministero punta a smantellare l’intera rete dei 124 centri restanti, considerati parte di un unico sistema di illegalità diffusa.
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