via Quarti case popolari

Legalità, sicurezza e verità sulle case popolari: basta ipocrisie

Milano

Parlo da Responsabile Casa di Noi Moderati, ma soprattutto da persona che da anni segue sul campo la realtà dell’edilizia residenziale pubblica a Milano. Per questo ritengo necessario riportare il dibattito sugli sgomberi delle case popolari dentro un perimetro di verità, responsabilità e tutela reale delle persone fragili, senza slogan e senza strumentalizzazioni.

I numeri parlano chiaro. Dall’inizio dell’anno, secondo i dati ufficiali di Aler Milano, sono stati effettuati circa 700 sgomberi negli alloggi popolari della città. Di questi, 564 sono sgomberi in flagranza, cioè interventi immediati successivi a occupazioni appena avvenute, spesso con un’azione diretta e inevitabile delle forze dell’ordine. Gli altri 130 sono sgomberi programmati, concordati con la Questura.

A questi vanno aggiunti gli interventi negli alloggi di proprietà del Comune di Milano, dove dall’inizio dell’anno si contano 52 sgomberi programmati. Un dato che spesso viene dimenticato, così come viene omesso un elemento fondamentale: gli alloggi occupati abusivamente gestiti da MM rappresentano appena il 2% del totale. Una percentuale bassissima, che dimostra come il Comune abbia strumenti e modalità che funzionano. Ma su questo, curiosamente, nessuno si indigna.

Via Quarti e la narrazione distorta

Negli ultimi giorni si è acceso il dibattito sugli episodi di via Quarti, a Baggio, dove il taglio di allacci abusivi di luce e gas e alcuni sgomberi hanno scatenato proteste, prese di posizione politiche e perfino interventi di natura ecclesiale.

Si parla di “militarizzazione”, di “fare i forti con i deboli”, di violazione dei protocolli. Ma chi afferma queste cose sta raccontando solo una parte della realtà, e spesso quella più comoda.

Via Quarti, lo dico con chiarezza, era diventata un inferno per gli inquilini regolari. Famiglie che pagano l’affitto, anziani, persone oneste costrette a convivere con allacci abusivi, situazioni di rischio, tensioni continue. In queste condizioni, togliere il gas agli abusivi non è una punizione, ma una misura vitale di sicurezza, per evitare incidenti, esplosioni, gesti estremi. Chi segue davvero queste vicende lo sa benissimo.

Due pesi e due misure: il caso Via Rizzoli

C’è un esempio che smaschera tutta l’ipocrisia di certo dibattito. Via Rizzoli ha passato almeno otto Natali al freddo, senza che dal Comune si levasse uno scandalo mediatico, una protesta organizzata, una lettera indignata. E parliamo di inquilini regolari, che l’affitto lo pagano.

Eppure, quando l’intervento riguarda stabili gestiti da MM, improvvisamente tutto diventa accettabile. Gli sgomberi si fanno, ma si fanno in silenzio, perché MM dispone di alloggi temporanei che consentono di governare la situazione senza clamore. Alloggi che, però, non vengono messi a disposizione della Regione, contribuendo alla scarsità generale e alla necessità di riservarli esclusivamente ai regolari.

Questo è il punto: non è umanità, è gestione selettiva del consenso.

Fragilità sì, giustificazione no

Come Sunia e altre organizzazioni sindacali hanno correttamente ricordato, nessuno difende l’occupazione violenta. Ma è altrettanto vero che non tutte le occupazioni sono uguali. Esistono situazioni di fragilità reale che vanno prese in carico.

Tuttavia, prendere in carico non significa legittimare l’illegalità, né tantomeno scaricare il peso sociale sugli inquilini regolari, che diventano vittime due volte: prima dell’abusivismo, poi dell’inerzia istituzionale.

La legalità non si ristabilisce con i proclami, ma nemmeno con l’indulgenza a senso unico.

Servizi abitativi transitori e responsabilità politica

Il tema dei Servizi Abitativi Transitori (SAT) è centrale. La modifica introdotta dalla Regione, che oggi limita l’accesso ai SAT ai soli soggetti in possesso dei requisiti per l’edilizia popolare, ha certamente ristretto uno strumento che in passato ha permesso sgomberi ordinati e socialmente sostenibili.

Ma anche qui serve onestà intellettuale: i SAT non possono diventare un premio all’occupazione abusiva, né uno strumento che incentiva l’illegalità. Vanno potenziati, sì, ma dentro un quadro di regole chiare, responsabilità e percorsi verificabili.

Le accuse alla giunta regionale e al presidente Attilio Fontana, così come quelle rivolte al sindaco Beppe Sala, rischiano di trasformare una questione complessa in una guerra ideologica, mentre la città ha bisogno di soluzioni operative.

La vera emergenza: tutelare chi rispetta le regole

Da responsabile Casa di Noi Moderati lo dico senza ambiguità: la priorità deve tornare a essere la tutela degli inquilini regolari. Persone che rispettano le regole, pagano, attendono per anni una casa e troppo spesso vengono dimenticate.

La sicurezza degli stabili, la legalità, la dignità delle persone fragili non sono obiettivi in conflitto, ma richiedono scelte serie, coordinate e non ipocrite. Basta demonizzare chi interviene. Basta raccontare solo ciò che conviene.

Milano non ha bisogno di quartieri trasformati in simboli ideologici, ma di politiche abitative che funzionino davvero, senza scorciatoie e senza doppi standard. Su questo terreno Noi Moderati continuerà a incalzare tutte le istituzioni, senza paura di dire ciò che molti sanno, ma pochi hanno il coraggio di affermare pubblicamente.

Franco Vassallo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.