Rassegna dal web: Più salari e produttività, meno ribellismo landiniano

Attualità

Flat tax sul lavoro straordinario, altro che salario minimo: verso un nuovo patto sociale per il rilancio dell’Italia. Rassegna ragionata dal web

Su Huffington Post Italia Maurizio Sacconi scrive

«Il Patto non sarà quindi l’esito di un percorso facile, anche se con un po’ di pazienza le ragioni per costruirlo sono molte. A partire dalle nuove complessità del commercio globale che inducono non solo a cercare nuovi mercati con la maggiore produttività, ma anche a rivalutare lo sviluppo di quello interno con gli incrementi dei salari mediani. È l’ora insomma di riaprire la sala verde di Palazzo Chigi facendo prevalere sui piccoli tatticismi la ricerca di un accordo di grande respiro. Come nel 1984, nel 1992 e nel 2002. Il ricordo del Patto Ciampi del 1993 serve invece solo a stabilire che se allora la moderazione salariale aiutò l’ingresso nella moneta unica, ora serve al contrario il passaggio dalla “politica (di controllo) dei redditi” alla “politica per i (maggiori) redditi”. Nei territori e nelle aziende dove cresce la produttività».

Con i conti sotto controllo, con un’Unione Europea meno deflazionistica, con le carte del Piano Mattei e dell’Imec (il corridoio economico India-Medio Oriente-Mediterraneo) la Meloni può contate oggi su una base politico-sociale per rilanciare la produttività e i salari: con il ribellismo landiniano sempre più allo sbando, ci sono le condizioni per un ampio patto sociale che apra una nuova fase per l’Italia.

* * *

Su Affaritaliani si scrive

«Il report Jp Salary Outlook dell’Ocse ha rivelato che nel 2023 l’Italia ha registrato una retribuzione annua lorda media di 44.893 euro (3.741 euro al mese), con un aumento dell’1,8 per cento rispetto all’anno precedente. Questo posiziona l’Italia al 21esimo posto tra i 34 paesi Ocse analizzati. In cima alla classifica troviamo l’Islanda, con un salario medio di 79.473 euro, seguita da Lussemburgo (78.310 euro) e Stati Uniti (77.463 euro). All’estremità opposta, Grecia e Messico si collocano tra gli ultimi con salari medi di 16.600 euro, evidenziando le forti disparità. Quando si parla di stipendio medio in Italia, è inevitabile confrontarlo con altri paesi europei.

I dati Eurostat, basati sul potere d’acquisto, offrono una visione chiara delle retribuzioni, aiutandoci a capire meglio le dinamiche salariali in Italia rispetto al resto d’Europa. Nell’Osservatorio delle libere professioni leggiamo che in Europa lo stipendio medio lordo annuo è di circa 40.000 euro, mentre quello netto si aggira sui 28.000 euro. In Italia, invece, il reddito lordo medio è di circa 33.000 euro (2.750 euro al mese) e quello netto 24.000 euro, al di sotto della media europea. I paesi con le retribuzioni più alte sono Svizzera, Germania e Lussemburgo, dove i redditi superano i 50.000 euro lordi, mentre in Slovacchia e Romania sono tra i più bassi, con meno di 20.000 euro lordi».

Il problema è oggi rilanciare insieme salari e produttività, ridando soggettività (cioè ruolo a imprese e sindacati) senza scelte dirigistiche: e in questo senso oggi il “salario minimo” non è l’opzione più utile.

* * *

Sul Sussidiario Daniela Fumarola dice

«Bisogna rispondere alla bruciante questione salariale senza demagogie, agendo sul nodo di una produttività incrementata e ben distribuita, oltre che sulla leva fiscale. Vuol dire, fra l’altro, esaltare la contrattazione decentrata, aziendale o territoriale, che deve diventare un diritto di tutti i lavoratori. C’è poi da mettere in campo una nuova politica espansiva dei redditi rinnovando tutti i contratti pubblici e privati, intervenendo su prezzi e tariffe, contrastando la speculazione, ridurre la pressione fiscale sulle fasce medie e popolari, sostenendo i redditi da pensione e dal lavoro dipendente, così da compensare la fortissima erosione dovuta in questi anni dal fiscal drag».

La Cisl può avere una funzione decisiva in una fase in cui la Cgil si occupa più di ribellismo politico che di scelte sindacali: anche parte decisiva dei quadri di un’organizzazione che ha avuto alla sua testa giganti come Giuseppe Di Vittorio e Agostino Novella sperano che la Confederazione guidata oggi dalla Fumarola riesca a portare un po’ di saggezza anche alla Confederazione generale italiana del lavoro.

* * *

Su Sky Tg24 si scrive

«Il governo sta valutando l’ipotesi di una tassazione ridotta degli straordinari per garantire così più soldi in busta paga al ceto medio. L’esperimento, già testato con successo nei settori sanitario e turistico con una flat tax del 15 per cento, è pronto a essere ampliato a tutti i settori produttivi, e vuole rendere più semplice per i lavoratori accettare ore extra senza l’ansia del Fisco. I dati più recenti dell’Inapp (l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche) certificano che in Italia il 60 per cento dei dipendenti, cioè oltre 15 milioni di addetti, effettua lavoro straordinario.

La legge impone un tetto annuo di 250 ore, con l’entità dell’emolumento che varia da contratto a contratto in base al numero di ore in più: nel settore del commercio è previsto un surplus tra il 15 e il 30 per cento rispetto alla paga base; in quello del turismo le maggiorazioni possono raggiungere anche il 60 per cento e in quello metalmeccanico possono oscillare tra il 25 e il 30 per cento. Ad oggi, dal punto di vista fiscale, lo straordinario viene tassato su base Irpef come il reddito ordinario. Non è quindi previsto nessuno sconto, con il risultato che i lavoratori spesso si rifiutano di farli, per evitare di rientrare in uno scaglione superiore a quello di appartenenza e pagare più tasse».

Un flat tax sul lavoro straordinario, notturno e festivo potrebbe essere la scelta che in un mercato del lavoro condizionato anche dalla crisi demografica, sia nel settore commercio sia in quello dei servizi pubblici sia nell’industria, aiuti a raggiungere l’obiettivo di coniugare più salario a più produttività.

Tempi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.