Diffusi ormai da anni, i buoni pasto sono diventati tra i benefit più richiesti e più dispensati dal proprio datore di lavoro, grazie alla loro praticità e tutti i vantaggi che portano sia a dipendente che azienda.
Ciò che li ha resi così apprezzati è soprattutto il fatto che sono molto versatili e possono essere usati in tante occasioni diverse dal semplice servizio mensa, come ad esempio la spesa alimentare quotidiana, aumentando così il potere di acquisto delle famiglie.
In questo articolo cercheremo di fare una panoramica più dettagliata sulla normativa che regola l’uso di questi talloncini, sia cartacei che digitali, come possono essere usati e soprattutto esattamente i buoni pasto cosa posso comprare.
Cosa dice la normativa in merito ai buoni pasto
La normativa che regolamenta l’uso dei buoni pasto è delineata nel Decreto legislativo n. 50 del 2016 e approfondita dall’articolo 144 dello stesso, oltre al cruciale Decreto ministeriale n.122 del 2017.
Secondo quanto riportato, il beneficiario può essere il dipendente, ma anche un collaboratore e il lavoratore autonomo. L’uso è infatti slegato dal tipo di attività svolta e dall’orario di lavoro, tanto che è possibile darli anche ai lavoratori per cui non è prevista una pausa pranzo.
Un aspetto rilevante emerge perciò nel contesto dello smart working, in cui i buoni pasto possono essere previsti, garantendo parità di trattamento, come sottolineato dal Ministero del Lavoro nel Protocollo Nazionale del 7 dicembre 2021.
Per le aziende, offrire questo benefit ai propri lavoratori porta come vantaggi fiscali dei voucher deducibili al 100% e IVA detraibile al 4%, mentre per liberi professionisti e ditte individuali è prevista una deducibilità del 75% e un’IVA detraibile al 10%, con un limite massimo del 2% del fatturato.
Questi incentivi permettono quindi di scaricare costi e semplificare la gestione delle spese da parte del datore o del lavoratore autonomo, mentre i dipendenti godono di un buono pasto che non costituisce reddito di lavoro dipendente fino a importi giornalieri specificati, offrendo un’alternativa vantaggiosa alle indennità di mensa.
Dove e come utilizzare i buoni pasto
I buoni pasto sono solitamente visti come benefit importanti da parte dei dipendenti: questo perché il loro utilizzo si estende a una grandissima varietà di opzioni, offrendo flessibilità e praticità.
Possono essere infatti impiegati non solo per il servizio mensa, ma anche per la spesa alimentare quotidiana o per pagare pasti in bar, caffetterie, pizzerie, supermercati e tavole calde.
La versatilità si estende anche al mondo digitale, consentendo l’acquisto di prodotti alimentari e cibo attraverso siti ecommerce affiliati. Ristoranti, bar, food truck e chioschi inclusi nel circuito dei partner convenzionati li accettano, indicando spesso questa opzione in modo chiaro all’ingresso o alla cassa.
Supermercati, sia grandi catene che piccoli negozi di alimentari, sono altresì destinatari di questa forma di pagamento, ma la disponibilità può variare in base alla società emittente dei buoni, per questo il consiglio è sempre quello di informarsi prima.
L’uso poi può essere esteso anche a esercizi legati alla vendita diretta di prodotti alimentari, come industrie alimentari, artigiani e spacci.
La digitalizzazione ha ampliato ulteriormente le possibilità, consentendo l’utilizzo dei buoni pasto per la spesa online e per servizi di food delivery, rendendo questa soluzione particolarmente adatta a chi pratica lo smart working.
Ordinare cibo attraverso tale modalità rappresenta in questo caso quindi un’opzione pratica, veloce e priva di stress, ideale per chi ha poco tempo tra una riunione e l’altra durante la pausa pranzo.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.