Si celebrano i cento anni dalla nascita di Vittorio Gassman, il grande ‘Mattatore’

Cultura e spettacolo

Si celebrano i cento anni dalla nascita di uno dei più grandi attori italiani del Novecento. Gassman fu un intellettuale a tutto tondo – attore, regista, autore teatrale, conduttore tv, scrittore, poeta – tanto che la sua eredità è ancora ben presente e radicata nella società odierna

“La prego di esimermi dal fare questa intervista, sinceramente non ho una conoscenza di Eduardo così approfondita per poterle dire qualcosa di davvero interessante o originale”. Poche parole, garbate e cordialissime, rivolte al telefono a un giovane giornalista impegnato a scrivere un libro su Eduardo De Filippo danno la cifra umana di un artista immenso che ha sempre mantenuto il rapporto con la realtà e la capacità di essere semplice come solo i grandi sanno fare.

Un episodio privato accaduto circa un quarto di secolo fa che racconta più di tante parole chi era Vittorio Gassman. Nessuna spocchia, nessuna presunzione, nessun fastidio nel dover rispondere al telefono a un ragazzo forse un po’ molesto, piuttosto quasi il dispiacere di non poter essere utile. Lui che era un gigante, uno dei piu’ grandi attori italiani del Novecento, uno dei maggiori interpreti del nostro cinema, un intellettuale a tutto tondo – attore, regista, autore teatrale, conduttore tv, scrittore, poeta – di cui il primo settembre si celebrano i cento anni dalla nascita.

Un uomo che è stato spesso identificato con alcuni personaggi che ha interpretato, amato e resi immortali: da Kean, il regista-attore inglese dell’opera teatrale di Alessandro Dumas di cui – forse giustamente – si riteneva alter-ego e reincarnazione, a Bruno Cortona del capolavoro di Dino Risi ‘Il sorpasso’, dal ‘Mattatore’ dall’omonimo spettacolo televisivo da lui condotto nel 1959 (e dall’omonimo film di Dino Risi) a Brancaleone da Norcia dei film di Mario Monicelli. Personaggi forti, sopra le righe, cosi’ come appariva lui in pubblico. Ma non era quello il vero Gassman. Almeno non solo quello.

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© Enrica Scalfari / AGF

Marcello Mastroianni e Vittorio Gassman

In realtà questo istrione magniloquente, capace di recitare con intensità assoluta qualsiasi cosa – celebri in tv le sue ‘interpretazioni’ della lista della spesa o del menu per il programma di Rai3 ‘Avanzi’, sul modello e parodia delle sue letture di Dante – era un uomo sensibile e negli ultimi anni di vita anche sofferente a causa delle depressione che lo costringeva a momenti di buio dai quali usciva grazie al teatro e alla letteratura.

Nel 1990, 10 anni prima di morire (il 29 giugno 2000), a seguito di uno di queste crisi, scrisse un libro ispirato a Dostoevskij anche nel titolo, ‘Memorie dal sottoscala’. Un modo come un altro per reagire e per contrastare la paura dell’ineluttabile. Un grandissimo attore che si sentiva davvero erede di Kean e degno interprete di autori impegnati e cosiddetti ‘maggiori’.

A teatro

Diplomatosi all’Accademia nazionale d’arte drammatica di Roma, infatti, Gassman, che aveva cambiato il cognome dall’originale con due ‘n’, inizio’ la sua carriera nel 1943 con Alda Borelli nella ‘Nemica’ di Dario Niccodemi, per poi unirsi a Tino Carraro ed Ernesto Calindri in un trio che rimase celebre al Teatro Eliseo.

Il teatro e il palcoscenico erano il suo ambiente naturale e lo capì anche Luchino Visconti che prese Gassman in compagnia dove recitò con colleghi del calibro di Paolo Stoppa, Rina Morelli e Paola Borboni. Successivamente entro’ nel Teatro Nazionale con Massimo Girotti e Arnoldo Foà.

Nel 1952, assieme a Luigi Squarzina, fondò e diresse il Teatro d’Arte Italiano, producendo la prima versione completa dell’Amleto in Italia, oltre a opere rare come il ‘Tieste’ di Seneca o ‘I Persiani’ di Eschilo. Nel 1956, anno chiave della sua carriera artistica, Gassman interpretò l’Otello con il grande attore Salvo Randone, con il quale alternava ogni sera i ruoli del Moro e di Iago. I suoi spettacoli erano seri, intellettuali, profondi. E anche al cinema i ruoli che interpretava erano impegnati, soprattutto di cattivo.

Tra i primi film si ricordano ‘L’ebreo errante’ di Goffredo Alessandrini del 1948 e soprattutto ‘Riso amaro’ di Giuseppe De Santis, uno dei capolavori del primo neorealismo. Nel 1956 partecipa al film premio Oscar di King Vidor ‘Guerra e pace’ dove recita accanto a Audrey Hepburn e Henry Fonda nel ruolo di rilievo di Anatol’ Kuragin affermandosi come attore di caratura internazionale.

Tre anni dopo, in un programma televisivo intitolato Il Mattatore, ottenne un inaspettato successo, e ‘Il Mattatore’ diviene ben presto il soprannome che lo avrebbe accompagnato per il resto della vita. Il teatro e il cinema impegnato hanno dato il successo a Gassman e lo hanno reso famoso, ma la sua vera fortuna e il successo popolare è arrivato grazie al cinema di commedia.

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Mirco Toniolo/Errebi / AGF

Vittorio Gassman riceve leone d’oro alla carriera

Al cinema

Sul set sino ad allora, in Italia e a Hollywood, era stato impegnato in ruoli atletici e di seducenti mascalzoni. Fu Mario Monicelli il primo a capire che un attore cosi’ bravo e versatile era una fortuna per l’Italia. Tutto iniziò nel 1958 con ‘I soliti ignoti’, per poi continuare con ‘La grande guerra’ nel 1959 e nel dittico ‘L’armata Brancaleone’ (1966) e ‘Brancaleone alle crociate’ (1970), film con cui acquistò in breve una vasta notorietà.

A questo contribuì anche Dino Risi che lo diresse in ‘Il mattatore’ (1960), ‘Il sorpasso’ (1962), ‘La marcia su Roma’ (1962), ‘I mostri’ (1963), ‘Il gaucho’ (1964), ‘Il tigre’ (1967) e ‘Il profeta’ (1968). Con Dino Risi, con cui aveva un rapporto di grande amicizia (i due, raccontò il regista, durante le riprese de ‘Il sorpasso’ facevano a gara a chi ‘rimorchiava’ più donne) lavorò ancora negli anni Settanta: ‘In nome del popolo italiano’ (1971), ‘Profumo di donna’ (1974), ‘Anima persa’ (1977), ‘Caro papa” (1979) e ‘Tolgo il disturbo’ (1990).

Quello che per Gassman era stato Risi negli anni ’60, fu per l’attore Ettore Scola negli anni Settanta e Ottanta: ‘C’eravamo tanto amati’ (1974), ‘La terrazza’ (1980), ‘La famiglia’ (1987) i capolavori che realizzarono insieme. Di film e spettacoli teatrali da citare ce ne sarebbero molti altri, perche’ Vittorio Gassman è stato tante cose, tanti personaggi, tanti caratteri.

Ma, soprattutto, è stato uno dei protagonisti di un periodo culturale magnifico e purtroppo irripetibile. Un grande artista, ma anche un uomo che ha vissuto intensamente la sua vita, che ha avuto tre mogli, tre compagne importanti e quattro figli con donne diverse.

Quando morì, stroncato nella sua casa romana da un infarto, nella camera ardente in Campidoglio sfilarono amici, colleghi, parenti e soprattutto migliaia di cittadini che resero omaggio al grande attore. Accanto al suo feretro, oltre ai fiori e ai tanti messaggi dei fan, c’era anche un volume con una scritta: “Questo è il libro che hai amato di piu'”. Era ‘Martin Eden’ di Jack London. Anche questo dice chi era Vittorio Gassman.  (AGI)

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