Caro Landini questa volta sbagli, il Green Pass per noi lavoratori è una tutela

Politica

Ciao Landini,

sono una lavoratrice e sono molto perplessa per quello che hai detto a proposito di lavoratori e Green Pass. Certamente, alla base c’è lo slancio più nobile: proteggere i lavoratori, evitare che su di loro si scarichi – come sempre, come sempre più spesso – il peso di ogni disfunzione. Ma qui forse la faccenda è più complessa del solito, e simile posizione rischia di ottenere un effetto del tutto opposto. Io sono vaccinata: della primissima ora, appena è stato possibile per la mia classe d’età, con convinzione ed entusiasmo. E certo qualche timore, come mi accade ogni volta che prendo un farmaco, anche da banco. Ma ho ritenuto che i rischi fossero trascurabili e i vantaggi irrinunciabili, e quello che accade, con i milioni e milioni di vaccinati in ottima salute (me compresa) e i dati dei contagi che mostrano l’efficacia dei vaccini, mi ha dato ragione.
Vaccinandomi e continuando a osservare le precauzioni di base ritengo di avere fatto tutto quel che potevo per dare una mano contro la pandemia. Ma c’è un margine, ampio assai, di cose che non dipendono da me, e mi turbano. Il Green Pass a me, e a tantissimi altri, non sembra affatto una soppressione di libertà, ma al contrario una sua garanzia: mi certifica che i luoghi in cui vado sono protetti quanto me, e il margine che lasciamo alla circolazione del virus è minimo (non è zero, ovviamente, non può esserlo). In questo però è fondamentale la collaborazione di tutti quanti: da chi gestisce gli spazi comuni (che siano di lavoro, di ristoro, di svago, di qualunque cosa) a chi li frequenta. Anzi, qui mi viene in mente quanto sia ridicola, oltre che offensiva, e fuori luogo quella sceneggiata novax delle stelle gialle: ahinoi, chi le indossava era escluso, e non incluso nei luoghi e tra le comunità. Davvero, nel mondo alla rovescia di questi signori brilla anche questo cortocircuito logico.

Tu hai ragione quando ti preoccupi per le sanzioni “punitive” verso i lavoratori: è il motivo per cui ti ho sempre stimato, e tuttora – a differenza di altri che si stanno esprimendo in queste ore sulle tue dichiarazioni – non penso affatto che tu abbia detto quel che hai detto per un qualche tornaconto, per ragioni di tessere o di appartenenze, per i soliti abietti motivi di corteggiamento di iscritti e posizionamento che mai ho ravvisato nelle tue scelte. Purtroppo, qui il caso è delicato assai e non credo ci sia modo di salvaguardare tutti e le ragioni di tutti, contemporaneamente. Io, vaccinata, non intendo correre rischi inutili sul mio posto di lavoro. Ho il diritto di pretenderlo, anche perché non si tratta di un ristorante, in cui posso scegliere di alzarmi e andare via. Ho diritto a una tutela, che non è meno giusta di quella di chi sceglie, consapevolmente, di non vaccinarsi (non menziono i casi di chi non può farlo: è evidente a tutti che si tratta di numeri molto piccoli, e, paradossalmente, è proprio la fascia di “fragili” che le vaccinazioni massicce di noialtri non fragili proteggono). Caro Landini, so bene che il tuo sindacato invita a vaccinarsi e rendere sicuri i luoghi di lavoro, ma temo che non ci sia scelta, sul punto Green Pass: noialtri che ci siamo vaccinati, a volte non con meno dubbi e timori di chi non lo fa, dobbiamo essere tutelati. E per la nostra tutela passa persino quella, assai più grande di ciascuno di noi e di ciascuna delle aziende in cui lavoriamo, di tutto il Paese. Punitivi coi lavoratori? No, mai, su questo siamo d’accordo. Scegliete voi toni e modalità, scegliete le “sanzioni” o gli accomodamenti, ma tutelate anche noi. O finiremo per essere puniti noialtri, lavoratori come tutti. Grazie.

Manginobrioches  Giornalista e blogger, @manginobrioches

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