Assegno di divorzio non è più a vita. Basta una convivenza, anche non registrata, e si blocca

Economia e Diritto

Se la relazione cessa…l’assegno non resuscita!

Assegno divorzio: non solo non sarà più legato al tenore di vita, ma sarà a tempo, cioè non varrà più come un vitalizio, sarà versato dal coniuge economicamente più forte solo fino a quando l’ex moglie (o ex marito) non avranno un nuovo partner. E non solo nel caso di nuove nozze o di unione civile, ma anche nel caso di una convivenza non registrata.

Se la nuova relazione cessa, il diritto all’assegno non resuscita. Chi decide di intraprendere un progetto di famiglia con un’altra persona perde per sempre gli alimenti versati dall’ex coniuge.

Una piccola rivoluzione nel diritto matrimoniale cui ha contribuito la famosa “sentenza Grilli” (dal caso del divorzio dell’ex ministro dell’Economia) della Corte di Cassazione di un paio di anni fa, in cui, contro la consuetudine normativa in vigore dal 1970: oggi il Parlamento comincia l’iter di riforma per adeguare la legge al nuovo indirizzo con il via libera unanime in Commissione Giustizia alla Camera della discussione in Aula.

La relatrice del disegno di legge, la deputata Pd Alessia Morani, spiega al Sole 24 Ore la novità dell’assegno divorzile a tempo: “L’altra novità è proprio questa, l’assegno di divorzio sarà a tempo e non più per sempre. Stop, per esempio, con una nuova convivenza, anche non registrata. Non è dovuto in caso di nuove nozze, di unione civile con altra persona. E l’obbligo di corresponsione dell’assegno non sorge nuovamente in caso di separazione, di scioglimento dell’unione civile o di cessazione del rapporto di convivenza. Il giudice valuterà la durata dell’assegno considerando l’eventuale stato di disoccupazione, ma anche la vicinanza alla pensione e quindi l’arrivo di un reddito alternativo all’assegno”.

La sentenza Grilli. Ad archiviare definitivamente il ‘tenore di vita’, e la prospettiva del mantenimento a vita dell’ex coniuge, è stata appunto la sentenza della Cassazione, la 11504 del maggio 2017, che si è pronunciata sul divorzio, avvenuto nel 2013 dopo 20 anni di matrimonio, tra l’ex ministro Vittorio Grilli e la moglie imprenditrice. Il politico le versò due milioni di euro ritenendo di aver assolto il suo compito. Ma la donna esigeva anche un vitalizio ed è ricorsa in Cassazione: ma per gli i giudici i tempi sono ormai cambiati e occorre “superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come ‘sistemazione definitiva’”. (fonte Ansa)

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