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Guerre e difese europee (parte due)

Esteri

di Pietro Calamai – (guerre e difese europee) Il primo mattone per percorrere questa strada è appunto la creazione di sistemi militari validi, che siano prodotti all’interno dei confini dell’Unione, questo è un mercato per le industrie dedicate, che Francia e Germania sembrano volersi spartire da sole, ora che il Regno Unito è fuori dai giochi. I Rendimenti concreti di questa strategia potrebbero essere aerei e carri armati, come ad esempio furono l’Eurofighter Typhoon il Panavia Tornado o l’FH 70 (artiglieria campale), tutti sviluppati con l’aiuto anche della Gran Bretagna e dell’Italia. In merito alla questione aereonautica c’è un’altra cosa da aggiungere: Francia e Germania non hanno aderito al programma F35 lightning II, sono così privi di un aereo di quinta generazione, i rispettivi Rafale e Typhoon presto diventeranno vecchi e non si vede un loro successore all’orizzonte. La Germania ha anche un altro problema: i Tornado, gli ottimi cacciabombardieri degli anni 70 nati da un consorzio industriale tra Germania, Regno Unito e Italia, che aveva lo scopo di creare un aereo che fosse in grado di bombardare penetrando la difesa aerea sovietica (obiettivo pienamente raggiunto, per altro) sono vecchi e stanno per andare in pensione. Il loro compito oggi sarà svolto del’F35 in Italia e Gran Bretagna, ma per i 90 Tornado tedeschi si sta cercando ancora un’alternativa, visto che l’Eurofighter non sembra poter garantire le stesse caratteristiche. La Germania ha inoltre un particolare accordo con gli Stati Uniti in base al quale i piloti della Luftwaffe (l’aereonautica militare tedesca) possono trasportare e usare, bombe nucleari americane, mantenendo un flotta di aerei sempre pronti a questo scopo a disposizione della NATO. La Reuters, il 25 maggio, ha riportato che Berlino ha chiesto a Washington quanto costerebbe modificare gli Eurofighter per trasformarli in bombardieri nucleari. La risposta americana è stata ambigua, pare abbiano detto che tecnicamente è possibile, ma che l’iter per le certificazioni necessarie potrebbe essere molto lungo, sforando la vita tecnica dei Tornado attualmente in servizio, che si farebbe molto prima a comprare qualche F35… così per fare un esempio. Questi episodi chiariscono l’importanza che un accordo industriale in ambito difesa può rivestire. Qui non sono in ballo “semplicemente” i militari o logiche ottocentesche di contrapposizione militare, bensì uno scontro economico tra multinazionali e la credibilità delle azioni diplomatiche di potenze regionali. Entrare in un programma, piuttosto che in un altro, implica degli investimenti, dei costi e dei benefici, anche in termini di posti di lavoro.

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Questo aspetto è ben esplicitato dalle dichiarazioni di Airbus, che ha riferito che ove la Gran Bretagna dovesse uscire dall’Unione Europea senza un accordo commerciale specifico (la così detta Hard BREXIT) la società sarebbe costretta a rivedere i suoi asset nel paese, riconsiderando la sua politica industriale ed eventualmente spostando altrove i suoi investimenti. Gli investimenti di un’azienda, come riporta Defencenews, che nel Regno Unito conta 14.000 dipendenti, rappresenta il maggior operatore del mercato aerospaziale del paese, è l’azienda leader come provider di comunicazioni satellitari militari e il maggior fornitore di grandi velivoli da trasporto per la RAF (l’aeronautica militare britannica)… così per fare un esempio. Sempre la Gran Bretagna ha poi un altro problema: l’uscita dall’Europa la porrebbe fuori anche dal programma Galileo, cioè il sistema GPS del vecchio continente, non nella parte commerciale, ma nella parte di coordinate ad alta precisione ad esclusivo appannaggio dei militari; coordinate che sono fondamentali per la navigazione di sistemi come gli aerei a pilotaggio remoto (UAV), i missili guidati o bombe “intelligenti”, i satelliti e altro ancora.

Guardando questa drole guerre quasi sotterranea, mi viene da chiedere: ma perché il nostro ministro della Difesa non fa i bagagli e si va a fare un bel giro in Gran Bretagna (meravigliosa in questa stagione, con eventi quali il Fringe Festival di Edimburgo in agosto), portandosi dietro un paio di rappresentanti di Leonardo, o altre aziende, per fare un incontro con il suo omologo britannico? Gli potrebbe sottoporre una serie di programmi militari o anche duali (con scopi sia civili che militari). Sono certo che gli argomenti di comune interesse non mancherebbero. Creare un contrappeso ad un gruppo industriale che sviluppa un nuovo carro armato (dell’aereo possiamo non preoccuparci avendo l’F35) porterebbe vantaggi a entrambi, le nostre aziende avrebbero altri ambiti sui quali poter lavorare e si potrebbero rimpiazzare posti di lavoro eventualmente persi con la BREXIT; si potrebbero, ad esempio, sviluppare congiuntamente satelliti per l’osservazione della terra, in questo ambito l’Italia vanta un primato mondiale per i satelliti ad apertura sintetica, cioè che usano Radar anziché telescopi per osservare il pianeta. Oppure potremmo sviluppare altri strumenti per la raccolta di informazioni intelligence come aerei a pilotaggio remoto. Insomma una serie di sistemi militari meno evidenti, ma pur sempre vitali per la condotta di qualsiasi operazione. Il nostro focus potrebbe essere quello di investire in alta tecnologia anziché in industria pesante (già in parte coperta dal settore navale). Per un paese come il nostro, che non ci tiene ad impiegare militari all’estero, avere dispositivi con tecnologie d’avanguardia che forniscono intelligence, potrebbe essere una valida alternativa da giocarsi al posto degli scarponi sul terreno, informazioni al posto di uomini (nell’era dell’informazione non pare così illogico).

Le nostre aziende, come la BAE britannica, sono leader in vari settori della difesa e potrebbero rappresentare un contrappeso economico all’asse franco-tedesco, dandoci qualche carta in più da giocare sui tavoli politici. Non è sicuro, però vale la pena provare. Se la cosa dovesse andare in porto suggerirei anche di pubblicizzarlo al momento opportuno, per lanciare un generico e pacato segnale del tipo: a regazzì e mo basta!

 

 

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