Mila, una lezione di vita

Zampe di velluto

Non volevamo altri cani, Kiss era morta e noi con lei. Ma, come dice «Libero», i migliori hanno quattro zampe.

Proprio in questi giorni è apparso un titolo su Libero “Gli Italiani migliori hanno quattro zampe” che riassume i pensiero di  Michela Vittoria Brambilla, deputata del Pdl che si batte per imporre leggi che tutelino gli animali, ma riassume anche il pensiero di molti italiani  sconcertati per tutto ciò che sta avvenendo nella nostra nazione e che, se uno conosce gli animali, sa che essi  non ridurrebbero mai ciò, che che è loro in questo stato. Io ho  sempre amato gli animali ma mi sono limitata ai piccoli criceti o cavie, che ricordo sempre con affetto perché davanti alla tv  li tenevo in braccio, specie le cavie, accarezzandole e vezzeggiandole, spesso sorridendo quando con la bocca facevo loro  un piccolo schiocco e loro mi rispondevano con un dolce sbattere di orecchie. Alla loro morte ho sempre sofferto tanto ed è per questo motivo non ho ma voluto cani o gatti che sicuramente vederli morire sarebbe stata per me una sofferenza terribile. Finché un giorno si presentò alla porta mia figlia con in braccio una cagnolina, trovata abbandonata, di colore bianco grigio, meticcio, in giovane età. La accarezzai, ma subito, con fare deciso, dissi a mia figlia di non farsi illusioni, non avevo nessuna intenzione di tenerla. Preparai una cuccia per la notte e la posizionai accanto al mio letto. Trascorsi la notte svegliandomi spesso per guardare la cagnolina e per accarezzarla. Inutile dire che, nonostante la contrarietà di mio marito, la trovatella diventò parte della famiglia. La chiamammo Kiss  si dimostrò subito molto determinata:voleva dormire nel nostro letto, saltava sulle sedie per mangiare i cibi sul bordo del tavolo, ci dava zampate sulle braccia mentre  pranzavamo per ottenere qualche bocconcino, era di una tenerezza infinita, Quando mi vedeva triste o pensierosa si avvicinava e appoggiava la testa sulle mie gambe, quasi volesse consolarmi. Non amava restare sola in casa,tanto che ce la portavamo sempre  appresso, quando era possibile, e le mie figlie la portavano in campagna a correre e a giocare  ogni volta che trovavano il tempo per farlo. Quando eravamo costretti  a lasciarla  a casa, ci seguiva fino all’uscita e con sguardo triste ci guardava chiudere la porta. Ma al ritorno trovavamo una scena fantastica:correva abbaiando felice incontro a noi e poi saltava su poltrone, divani e letti felice del nostro ritorno. Visse con noi 15 anni e la sua morte improvvisa fu un vero trauma: eravamo tutti raccolti davanti alla sua cuccia, compreso mio marito, e sembrava una velia funebre tanto eravamo addolorali e piangenti. Le  mie figlie attesero la notte, poi la presero in braccio, scesero nel cortile condominiale, scavalcarono un  cancello che separava il nostro edificio da una piccola  chiesa con al lato un giardino abbandonato e la seppellirono sotto un albero. Ogni volta che vado a messa guardo quell’angolo con tristezza e con la mente formulo un «Ciao Kiss, ci vedremo lassù».

Pensai di non prendere più animali, nonostante le mie figlie insistessero a volerne un altro, perchè non volevo provare ancora lo stesso dolore. Però mi mancava moltissimo: la vedevo in tutti gli angoli della casa, la vedevo  sul sedile posteriore dell’auto, vedevo la sua ciotola vuota, la mancanza della sua cuccia vicino al mio letto, l’assenza delle sue coccole e soffrivo. Intanto le mie figlie non si erano arrese e trovarono la foto di una cucciolata di bracco ungherese  in offerta a chi volesse prendersi un cucciolo. Erano bellissimi. Esse andarono a vederli senza dirmi niente e tornarono descrivendomeli tutte entusiaste, anche per le persone  che li donavano: veri amanti degli animali che volevano tutte le assicurazioni che, bel caso ne avessimo preso uno, l’avremmo curato e amato come uno di noi. Mi convinsero ad andare a vederli, ma cosa più difficile fu convincere mio marito. Erano bellissimi: otto cuccioli. Tornammo a casa indecisi, almeno io  e mio marito; le mie figlie avevano già scelto il cucciolo da prendere: un esserino stupendo, come del resto tutti gli altri, ma con le zampette bianche in contrasto con il resto del manto marrone dorato, che i proprietari della madre avevano chiamato «Quartrocalzini”. Non sapevo cosa fare anche se in fondo al cuore avevo già la mia decisione: feci ancora leva su mio marito e decidemmo di prenderci il cucciolo, o meglio la cucciola visto che era una femmina.  Mai ho rimpianto questa decisione:Mila, così l’abbiamo chiamata, è stata ed è tuttora per me un’esperienza fantastica, non solo, anche una lezione di vita. Dal primo giorno si è dimostrata ubbidiente a tutti i nostri voleri: «Puoi andare su quel divano ma su quell’altro no ..L’unica cosa che la rendeva agitata era l’avvicinarsi del momento del pasto: sembrava avesse l’orologio incorporato e quando giungeva l’ora che io avevo stabilito per riempirle la ciotola, veniva a cercarmi e abbaiava con forza, quasi volesse sgridarmi per non essermi ancora mossa, lo fa tuttora, anzi anche con un leggero anticipo rispetto a quando era giovane. Inoltre quando ci sedevamo a tavola per pranzare subito ci raggiungeva e posava il muso sulle mie gambe, in attesa di qualche bocconcino, se non le arrivava niente scuoteva la testa per segnalare la sua presenza e per accelerare il regalo tanto atteso.

Tutto ciò senza abbaiare o infastidire. Abbaiava però quando si presentava qualche estraneo alla porta, forse per segnalare un eventuale pericolo, però se tornava a casa e trovava qualche  persona non conosciuta, le si avvicinava, l’odorava e poi se ne andava per i fatti suoi, sicura che se l’avevamo fatta entrare era certamente una persona sicura. A differenza  di Kiss, quando la lasciavamo a casa, non ci rimaneva male: ci guardava dalla sua poltrona  con aria disinteressata, ma al nostro  ritorno trovavamo ugualmente una bella festa perchè correva a prendere o un cuscino, o un pupazzetto, o qualche altro oggetto alla sua portata e ce lo portava ma non ce lo dava: come giungeva vicino a noi faceva dietrofront per poi tornare e riandarsene diverse volte finchè non abbandonava il regalo sul pavimento e ritornava sulla sua poltrona. E da 14 anni che Mila è con noi e non la lasciamo mai ad altri, piuttosto  rinunciamo a qualche invito fuori città o a qualche proposta di gita. Naturalmente viene con noi al mare, ed è proprio lì che ogni anno, al 12 agosto, preparo una torta co carne e verdura per festeggiare il suo compleanno e, naturalmente, la riprendo col cellulare mentre tra i fiori del giardino si gode il regalo che sparisce in un attimo. Sta bene con me e con mio marito e, cosa che un pò mi indispettisce, ha una preferenza proprio per lui che non la voleva prendere, ma è lui che la porta fuori alla mattina quando va a comprare “Libero” ed è quasi sempre lui che le fa fare le necessarie uscite. Io sono quella che riempe la ciotola all’ora di pranzo e cena, quella che l’accarezza e le fa le coccole, quella che le dà i biscotti per cani che a lei piacciono tanto. A proposito dell’uscita per acquistare il giornale mi viene in mente un’abitudine di Mila che ci fa sempre ridere: appena rientrano dalla passeggiata lei segue mio marito ovunque egli vada perchè vuole sedersi sulle sue ginocchia mentre legge in poltrona il quotidiano. Ma spesso lui ha altre cose da fare e gira per casa indaffarato. Lei, per un pò lo segue, poi lo guarda con aria arrabbiata ed inizia ad abbaiare quasi volesse dire: “Ti vuoi muovere?”. Ogni volta che succede finiamo col guardarci e ridere.

ANNA MARIA MARTINELLI ( Libero)

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