Belpietro: “Siamo arrivati ai “porti aperti”perché ci governano Totò e Peppino

Politica

Un giorno di proclami, poi la retromarcia: nessun blocco per chi arriva. Gli sbarchi continuano senza sosta. L’Europa ci dice di arrangiarci. E perfino i profughi ammettono di essere in troppi

Milano 3 Luglio – Scusate, abbiamo scherzato. Non c’è stato neanche il tempo di congratularsi con il ministro dell’Interno, Marco Minniti, per aver comunicato di essere pronto a chiudere i porti alle navi di migranti, che il governo ha già fatto marcia indietro. Rivendicando di essere l’unico titolato a parlare di traffico navale e dunque anche di traffico di clandestini, Graziano Delrio, ministro dei Trasporti e perciò anche di quelli marittimi, ha bocciato l’idea di lasciare alla fonda, in acque internazionali, le navi cariche di stranieri, in attesa di rispedirli al mittente. «Non si può fare», ha sentenziato senza troppi preamboli. Dunque, argomento chiuso: i porti restano aperti, anche alle migliaia di extracomunitari che vi sbarcano. In tal modo i Totò e Peppino di Paolo Gentiloni hanno dimostrato non solo di essere una coppia comica di un certo successo, ma soprattutto di aver poche idee, ma assolutamente confuse. Evidentemente la mano destra non sa che cosa fa la sinistra. E per di più non esiste un presidente del Consiglio che sia in grado di fare sintesi di posizioni tanto distanti come quelle di Minniti e Del Rio. Tuttavia, a prescindere dalle divisioni interne all’esecutivo, si capisce che a Palazzo Chigi non sanno come prendere in mano la situazione. Un dicastero dice una cosa,l’altro il suo contrario. Volendo fare una previsione di quel che succederà, ci spingiamo a dire che non accadrà un bel niente, perché nessuno pare avere le idee chiare, ma tutti brancolano nel buio. Purtroppo per noi, stando così le cose, la situazione è destinata a peggiorare. Perché, a fronte dell’indecisione del governo, gli sbarchi invece di diminuire aumentano. Ogni giorno sotto la colonna «nuovi arrivi» si segnano migliaia di persone, con il rischio di raddoppiare i numeri già alti dello scorso anno, che come si ricorderà giunsero a quota 180 mila. Siamo arrivati al punto che non solo la popolazione autoctona ne ha le tasche piene, ma si lamentano pure i migranti, i quali ieri a Cona, vicino a Venezia, hanno protestato chiedendo che nel centro di accoglienza non si aggiungessero altri ospiti. «Siamo già troppi, non possiamo prenderne altri», hanno detto alle autorità. Insomma, al pari dei leghisti, gli stessi migranti si ribellano alla logica dell’accoglienza indiscriminata, chiedendo che si chiuda il flusso di migliaia di persone raccolte in mare dalle Ong e scaricate a casa nostra. Nel frattempo, gli effetti dell’arrivo all’Eliseo del nuovo presidente francese già si possono misurare. Acclamato come uomo moderato in contrapposizione alla poco moderata Marine Le Pen, Emmanuel Macron, già idolo della sinistra italiana e in particolare di Matteo Renzi, ha cominciato con il respingere gli immigrati a Ventimiglia, cacciati senza troppi complimenti dagli uomini della gendarmeria che hanno rispedito in Italia chiunque cercasse di varcare la frontiera senza averne titolo. Poi, dopo le generiche parole di sostegno al nostro Paese che hanno fatto ben sperare una moltitudine di ingenui, i quali continuano a ritenere che il problema ce lo risolverà la Ue, il nuovo numero uno della Francia ha bocciato qualsiasi idea di redistribuzione di migranti che non scappino da una guerra. Tradotto: quelli che arrivano da voi sono clandestini, non profughi, quindi essendo arrivati in Italia restano in Italia. Altro che distribuirli tra tutti i paesi membri dell’Unione: chi li ha accolti se li tiene. Peraltro, che non ci si debba aspettare nulla dai partner europei lo si è capito anche a Berlino, dove, a parte pacche sulle spalle, Paolo Gentiloni non ha portato a casa altro. E al prossimo vertice a Tallinn, il 6 e 7 luglio l’aria che tira è la stessa, al punto che l’Estonia ha già annunciato che la discussione si concluderà senza alcuna decisione. Insomma: pranzi ufficiali sì, cose concrete no. Risultato? Invece di chiudere i porti, noi continuiamo ad aprire all’accoglienza. E i profughi che non sono riusciti a sbarcare in Sicilia li dirottiamo per volontà del governo in Calabria e Campania. Ci fosse stato qualche porto di attracco in Lombardia, siamo certi che invece di indurre al dietrofront la nave, l’avrebbero indirizzata verso Milano. Vista la situazione, non ci sta che sperare che l’estate sia breve e che causa condizioni del mare le partenze rallentino. In poche parole: che il Signore ci aiuti, perché i signori di Palazzo Chigi di aiuti certo non ce ne daranno molti.

Maurizio Belpietro (La Verità)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.