Un libro per scoprire i segreti della Galleria

Cultura e spettacolo

Milano 6 Marzo – Quando i turisti fanno oh? A Milano quando si trovano in Galleria, grandiosa promenade al coperto, salotto buono della città tra griffe, caffè e riti scaramantici che ormai anche i giapponesi conoscono. Quando si è aperta al pubblico, il 15 settembre 1867, ha suscitato un sentimento generale di stupore e ammirazione che, in fondo, continua ancora oggi: luminosa, colorata, vivace, ricca di ornati, imponente, è uno dei monumenti meneghini più visitati.

Per conoscerne la storia dietro le quinte, tra aneddoti e segreti, polemiche e scoperte, è in libreria da poco il bel volume illustrato «La Galleria Vittorio Emanuele II di Milano. Progetto, costruzione, restauri», edizioni Skira, a cura di uno staff di esperti e tecnici legati al Comune e al Politecnico. Esauriente, scientifico, ricco di informazioni sul passato e sul presente, il libro presenta un apparato iconografico straordinario: spettacolari vedute d’insieme e minuti particolari, fotografie storiche del cantiere e della situazione preesistente, mappe, planimetrie e progetti, scatti prima e dopo gli ultimi interventi di pulitura. Immagini che in buona parte arrivano dai fondi dell’Archivio Storico Civico e dal Civico Archivio Fotografico del Castello Sforzesco, che hanno messo a disposizione il loro patrimonio. Ma facciamo un po’ di storia. È il 1863 quando l’architetto emiliano Giuseppe Mengoni si aggiudica il concorso per creare una piazza degna davanti al Duomo — dove sorgevano l’antico isolato del Rebecchino e l’edificio quattrocentesco del Coperto dei Figini — e collegarla con piazza della Scala: il suo è un progetto imponente per dimensioni, modernissimo per tecniche costruttive, lussuoso per apparato decorativo, in un ricco stile storicistico ed eclettico.

La costruzione viene realizzata in tempi record, due anni e mezzo tra 1864 e ’67, inaugurata anche se manca l’arco d’ingresso verso il Duomo, finito solo 10 anni dopo: celebrazione della borghesia meneghina e insieme della fresca indipendenza lombarda dall’Austria. L’intricata e intrigante vicenda viene narrata in dettaglio, anche grazie ad un bel capitolo biografico che rende giustizia allo sfortunato Mengoni: il 30 dicembre 1877, il giorno prima dell’inaugurazione definitiva, sale per un ultimo controllo sulle impalcature già in disarmo e cade, perdendo la vita a 48 anni.

Meno storica e più tecnica la seconda parte del volume, dedicata ai lavori di ripristino di ieri e di oggi. Perché fin da subito la Galleria presenta problemi di manutenzione: causa abbandono dei finanziatori inglesi, il Comune di allora si trova in difficoltà e al posto della costosa pietra vengono usati materiali più delicati, come stucco e terracotta. Un complesso di queste dimensioni rappresenta un cantiere infinito: praticamente ricostruito dopo il ’43, ultimo intervento nel 2015 per la pulitura dell’interno con ponteggi mobili, è già in progetto il restauro delle coperture in vetro e ferro che presentano ossidazioni e corrosioni. Poi, il cielo brillerà ancor di più sopra Milano.

Chiara Vanzetto (Corriere)

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