Una musica davvero «speciale» che suona in corsia: 30 concerti e 350 volontari

Cultura e spettacolo

Milano 11 Gennaio – Afterhours, Baustelle, Brunori Sas, Malika Ayane, Niccolò Fabi, Ornella Vanoni: gli artisti entrano negli ospedali, si inventano un palco e iniziano a cantare per i pazienti. Con tutta la potenza della musica ma sottovoce, accompagnati dal loro strumento. Un concerto gentile e rispettoso, carico di energia e di vita. Ce ne sono stati più di trenta, negli ultimi mesi, con decine di artisti famosi e altrettanti esordienti che si sono esibiti insieme, nei reparti, tra flebo e carrozzine, medicinali e infermieri. «Un’esperienza bellissima che mi è rimasta dentro, sto scrivendo il nuovo disco e una canzone parte proprio da lì, da quell’emozione», racconta Rachele Bastreghi dei Baustelle, che ha cantato in mezzo ai pazienti dell’Istituto dei tumori, con un pianoforte. Una quantità enorme di giovani volontari milanesi pian piano si sono aggregati e hanno contribuito a gestire il piccolo miracolo: «Trecentocinquanta», precisa Ugo Vivone, ingegnere di 33 anni che ha inventato il progetto con la onlus Officinebuone.it, e l’ha chiamato «Special Stage».

Domenica 17 gennaio l’evento conclusivo del concorso, alla Salumeria della musica: come premio tante borse di studio, in gara gli artisti alle prime armi e in giuria, insieme ai responsabili dei vari reparti, i volti noti che si sono esibiti in questi mesi. C’era chi, come Roberto Dell’Era degli Afterhours, non è digiuno di ambiente ospedaliero: «Mia mamma è stata ricoverata, tanti anni fa, per un cancro. Nel fare musica davanti a quelle persone, senza capelli e dal sorriso un po’ triste, ho pensato a lei», dice, ricordando la sua esibizione con la chitarra, in un reparto oncologico. Dario Brunori, in arte Brunori Sas, si dice «onorato» di aver potuto fare uno spettacolo simile. «Ho portato l’idea in un ospedale di Catanzaro, tanto mi era piaciuta l’esperienza al Niguarda», spiega. Si coinvolgono i grandi della musica e loro «fanno da motore e da esca per trascinare sconosciuti che hanno talento, in una forma di volontariato intelligente: suonano, fanno allegria, danno un po’ di colore a quei reparti che ne hanno così poco», conclude il cantautore. Il talento stimola, invoglia a partecipare: «Qualcuno, dalle fila degli spettatori-pazienti, intona anche un po’ di canzoni o batte il tempo della musica». Comici e presentatori del mondo dello spettacolo, come Teresa Mannino e Maccio Capatonda, si sono divertiti a introdurre, più volte, band di esordienti. Ogni artista ci mette del suo: «È il concerto più personale che io abbia mai fatto», è il commento di Brunori Sas che ci ha tenuto a far sentire, in particolare, una canzone – «Come stai» – che aveva scritto per la morte di suo papà. «Sembra paradossale ma è la più ironica e allegra del mio intero repertorio. Fa vedere come le priorità della vita in certi casi si rivoluzionano completamente, e in un attimo possono cambiare, con la forza della volontà».

Entri nell’ospedale «per farti conoscere, farti vedere, ed esci che sei tu ad aver visto qualcosa di importante», fa eco Rachele Bastreghi. Pop, jazz, blues, country, rap, reggae, funcky, tutti i generi hanno avuto spazio, e lo avranno il 17, per il grande finale. «Speriamo di ricevere ancora tante richieste, partecipare alla gara è gratuito e libero, basta andare sul sito officinebuone.it e compilare il modulo. Il resto verrà, lo garantiamo noi», si scalda Vivone. Lina Sotis, che con l’associazione Quartieri Tranquilli sarà presidente della giuria, sorride: «In corsia c’è vita, non solo malattia. Questa musica fa sentire i pazienti importanti». Una promessa? «Stiamo contagiando altre città. E a Milano ci sarà la seconda edizione, comincia il 31 all’Istituto dei Tumori con un cantante a sorpresa e una nuova idea che si unisce – annuncia l’organizzatore -. Insieme ai cantanti, avremo chef famosi. E cucineranno, a suon di musica, piatti in corsia». Un talent anche culinario, negli ospedali? «E perché no: da “Special Stage”, ora potrebbe nascere “Special cook”».

Elisabetta Andreis (Corriere)

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