Taleggio

Taleggio, ucciso e abbandonato lungo la provinciale: fermato un 53enne per la morte di Hassan Matrid

Cronaca

Un uomo ucciso, il corpo abbandonato all’alba lungo una strada di montagna e una ricostruzione investigativa che, pezzo dopo pezzo, porta a un fermo per omicidio.
I carabinieri di Bergamo hanno fermato un cittadino tunisino di 53 anni, ritenuto responsabile della morte di Hassan Saber Qamer Ahmed Matrid, egiziano di 43 anni, trovato senza vita la mattina del 5 gennaio ai margini della strada provinciale 25, nel territorio di Taleggio.
Il provvedimento è stato disposto dal pubblico ministero al termine di un’indagine lampo, costruita attraverso l’incrocio di più elementi: tabulati telefonici della vittima, immagini dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati e i dati dei lettori automatici delle targhe. Un lavoro che ha permesso agli investigatori di risalire al veicolo utilizzato per trasportare il cadavere fino al luogo del ritrovamento: un furgone intestato proprio al 53enne fermato.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, il corpo di Matrid sarebbe stato abbandonato lungo la provinciale in una finestra temporale molto precisa, tra le 5.57 e le 6.15 di lunedì mattina. Un dettaglio tutt’altro che marginale, perché consente di collocare con esattezza i movimenti del furgone e del suo proprietario nelle ore precedenti.
È emerso che il tunisino e la vittima si conoscevano da tempo: da mesi erano in contatto e avevano svolto insieme, in modo saltuario, piccoli lavori edili. Un rapporto che, secondo gli inquirenti, si sarebbe intensificato nelle ore immediatamente precedenti alla morte dell’egiziano. Matrid, infatti, si sarebbe trattenuto nell’abitazione del 53enne fin dalle 10 di domenica mattina.
Le immagini delle telecamere hanno poi documentato una sequenza considerata cruciale. Alle 12.50 di domenica il tunisino viene ripreso mentre si allontana in modo repentino dalla propria abitazione. Poco dopo torna alla guida del furgone e si ferma nuovamente davanti a casa. Da lì riparte alle 11.05, circa quindici ore prima dell’abbandono del cadavere lungo la provinciale.
Convocato più volte dai carabinieri, l’uomo avrebbe fornito versioni diverse e contraddittorie su quanto accaduto, accumulando incongruenze ritenute decisive dagli investigatori. Proprio queste discrepanze, unite agli elementi tecnici raccolti, hanno portato al fermo. Il 53enne si trova ora in carcere, in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria.
L’indagine prosegue per chiarire le cause esatte della morte e il movente dell’omicidio. Ma il quadro investigativo, allo stato, è già solido: un rapporto preesistente tra vittima e sospettato, un mezzo identificato, una finestra temporale definita e un racconto che non ha retto al confronto con i fatti.

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